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Il consegnare indica la piena maturità del cristiano che genera la vita all’altro senza che l’altro sia suo, precisamente perché è di Dio.

Un trapianto dal cuore paterno

Il bene più prezioso

Parole chiave: psicologia e fede (2)
Psicologia e Fede

di padre Maurizio De Sanctis

L’esperienza di Abramo è molto significativa per comprendere il perché Dio gli chiede la cosa “più cara” che ha: suo figlio. Isacco rappresenta per il padre Abramo il bene più prezioso della sua vita, la cosa a cui tiene di più, perché non è solo suo figlio ma anche il suo futuro. In un certo senso gli garantisce la sua “continuità”.

Senza futuro non c’è speranza e vivere da disperati è la peggiore malattia psichica che ci possa capitare. Abramo sfida la “speranza contro ogni speranza” nella consegna del figlio a Dio. La sua storia è la versione umana della storia divina: come il padre Abramo offre nel figlio ciò che ha di più caro, così Dio Padre offre nel Figlio la cosa che ha “più a cuore”. Il Padre “ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio”. In questo “dare” è espresso tutto il segreto dell’amore del Padre per il futuro dell’umanità. Il dono del Figlio, da parte del Padre garantisce questo futuro poiché segna la generazione di nuovi figli nel Figlio.

In termini psicologici generare esprime la capacità creativa della maturità umana. Secondo Erikson, psicologo evolutivo, generare fa parte delle otto tappe positive o negative della maturazione psicologica. Se superate positivamente, si hanno i mezzi per affrontare quelle successive altrimenti si rimane sconfitti e uno dei momenti evolutivi resta carente, incompleto, malato nella personalità. Le prime due tappe, infanzia e fanciullezza, sono caratterizzate dal ricevere, le successive, preadolescenza e adolescenza, dal dare ma per se stessi e infine, quelle della giovinezza e dell’età adulta, nel dare disinteressato.

In questo “dare” si diventa padre o madre, capaci di far nascere nuove vite. La paternità o la maternità genera nell’altro lo sviluppo della personalità e aiuta la realizzazione del proprio io. Dare fiducia e stima permette all’altro di stare in piedi da solo e di dare a sua volta amore. In termini spirituali, generare vuol dire essere chiamati a vivere in pienezza la propria paternità o maternità. La vocazione cristiana, scrive il documento della chiesa Orientamenti educativi sull’amore umano, è vocazione alla fecondità. Per fecondità si intende il coraggio, implica un po’ il morire, consegnare se stessi al Padre con la certezza di poter amare con il suo stesso cuore, quasi un trapianto del cuore paterno.

Solo con il cuore paterno si è capaci di consegnare il figlio, la cosa che si ha di più caro per la continuità del futuro. Il consegnare indica la piena maturità del cristiano che genera la vita all’altro senza che l’altro sia suo, precisamente perché è di Dio. In concreto significa solidarietà con quanti gridano con la loro esistenza “io non ho nessuno che mi aiuti”. Chi non genera nulla non ha nulla da consegnare. Per questo un cristiano che non è padre o madre è solo uno “scapolo” addetto al cristianesimo.

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