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Muri e barriere che ci impediscono di vedere

XXVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Parole chiave: commento al vangelo (148)
Quanti bisogni vi sono in noi

DAL VANGELO DI LUCA 16,19-31

In quel tempo, Gesù disse ai farisei:
«C’era un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti. Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; ma erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe.
Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli accanto ad Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando negli inferi fra i tormenti, alzò gli occhi e vide di lontano Abramo, e Lazzaro accanto a lui. Allora gridando disse: “Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell’acqua la punta del dito e a bagnarmi la lingua, perché soffro terribilmente in questa fiamma”.
Ma Abramo rispose: “Figlio, ricòrdati che, nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora in questo modo lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti. Per di più, tra noi e voi è stato fissato un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi, non possono, né di lì possono giungere fino a noi”.
E quello replicò: “Allora, padre, ti prego di mandare Lazzaro a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli. Li ammonisca severamente, perché non vengano anch’essi in questo luogo di tormento”. Ma Abramo rispose: “Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro”. E lui replicò: “No, padre Abramo, ma se dai morti qualcuno andrà da loro, si convertiranno”. Abramo rispose: “Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti”

Non è la ricchezza il problema del ricco epulone. Così è denominato il personaggio della parabola che fa da contro protagonista al povero Lazzaro. Il grosso problema del ricco epulone è il suo essere indifferente. In tutto il racconto, ciò che emerge visibilmente, è il fatto che il ricco epulone non si accorga di avere accanto a sé Lazzaro, il quale giaceva vicino al portone di casa sua, in uno stato di bisogno. Essere indifferenti alla vita e ai bisogni degli altri è un brutto male che fa del male.I nostri limiti ed il nostro egoismo, purtroppo, costruiscono delle barriere, dei muri che ci impediscono di vedere e di renderci conto di cosa le persone intorno a noi chiedono e sperano. Ed i muri che abbiamo costruito ci accompagnano, anche dopo la fine di questa vita.Quanti bisogni vi sono in noi. Quanti bisogni vi sono nelle persone che vivono intorno a noi. Rischiamo di essere indifferenti agli altri. Siamo capaci di comprendere i bisogni di mia moglie o di mio marito, di mio figlio, del mio fratello, dell’amico o del bisognoso della porta accanto? Quante insoddisfazioni vi sono nelle persone perché non si sentono ascoltati. E ciò è causato dall’indifferenza, dall’incapacità di sapere ascoltare. Quando siamo arroccati nelle nostre presunte sicurezze, quando siamo chiusi nel nostro io, come il ricco epulone, ci chiudiamo all’altro.La morte, che raggiunge tutti, poveri e ricchi, ribalta la situazione di ingiustizia. Il muro resta, ma il ricco ed il povero si scambiano la posizione. Il Figlio di Dio ha rotto ogni muro di separazione tra noi e suo Padre. Noi siamo stati introdotti nei misteri di Dio, poiché Gesù ha sfondato ogni muro di inimicizia tra noi e Dio.Chiediamo ancora al Signore di aiutarci a dare delle spallate per abbattere i muri di separazione.

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