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L’innocente

Presentato fuori concorso al 75° Festival di Cannes (2022) e in cartellone alla 17a Festa del Cinema di Roma

Parole chiave: film (79)
Un film a.. La Settimana

Francia oggi. Il trentenne Abel è un biologo marino che lavora in un acquario; rimasto vedovo, trascorre le giornate con l’amica Clémence e la madre Sylvie. Quando Sylvie, docente di teatro in carcere, gli comunica la volontà di sposare Michel, un detenuto in uscita su libertà vigilata, Abel si fa pensieroso: sospetta infatti che l’uomo non abbia perso il vizio del crimine, e che voglia approfittarsi dell’ingenuità della madre, una donna in costante ricerca d’amore....

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È passato in cartellone al 75° Festival di Cannes e alla 17a Festa del Cinema di Roma “L’innocente” ("L'innocent"), film scritto e diretto da Louis Garrel. Il popolare attore francese, classe 1983, con vent’anni di carriere alle spalle firma la sua quarta regia, dopo “Due amici” (2015), “L’uomo fedele” (2018) e “La crociata” (2021). L’opera si muove sul confine tra più generi: sentimentale, commedia brillante, family drama e prison movie. La sceneggiatura è firmata dallo stesso Garrel con Tanguy Viel. La storia. Francia oggi. Il trentenne Abel (Louis Garrel) è un biologo marino che lavora in un acquario; rimasto vedovo, trascorre le giornate con l’amica Clémence (Noémie Merlant) e la madre Sylvie (Anouk Grinberg). Quando Sylvie, docente di teatro in carcere, gli comunica la volontà di sposare Michel (Roschdy Zem), un detenuto in uscita su libertà vigilata, Abel si fa pensieroso: sospetta infatti che l’uomo non abbia perso il vizio del crimine, e che voglia approfittarsi dell’ingenuità della madre, una donna in costante ricerca d’amore. Il titolo, “L’innocente”, abbraccia entrambi i personaggi maschili della storia, Abel e Michel. Come sottolinea Garrel: “In un certo senso, quando commetti un crimine per motivi nobili, sei innocente. Il che, lo devo ammettere, secondo la legge non è moralmente molto corretto. È la famosa battuta de ‘La regola del gioco’ di Renoir: La cosa terribile, a questo mondo, è che ognuno ha le sue ragioni”. Strappa non poche risate il film “L’innocente”, dall’impianto narrativo ibrido, risate soprattutto grazie agli snodi da commedia degli equivoci, esaltati da attori generosi e in parte. Un cast che risponde tutto alla perfezione al copione. Il film esplora la dimensione familiare, personale, allargando poi il campo anche al difficile reinserimento per gli ex detenuti. Un racconto che funziona principalmente nella sequela di suggestioni brillanti, che corrono su dialoghi e battute ben scritti. Nell’insieme, però, l’andamento complessivo passa per essere sovraccarico, e dunque un po’ superficiale. “L’innocente” di certo diverte, coinvolge, senza però lasciare traccia. Peccato. Consigliabile, problematico-brillante, per dibattiti.

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