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Denti da squalo

La valutazione della Commissione CEI

Parole chiave: film (71)
Il film di Davide Gentile

Periferia di Roma oggi, Walter è un tredicenne che ha smarrito la felicità: suo padre è morto in un incidente sul posto di lavoro e lui è rimasto solo in casa con la madre Rita, con cui parla poco. Walter cerca così conforto lontano da casa, nella strada. Un giorno finisce in una villa abbandonata sul litorale laziale, a Tor San Lorenzo, dove all’interno di una piscina scopre un enorme squalo. È l’inizio di un viaggio avventuroso, che prevede anche sbandate nelle pieghe del male, un viaggio che apre al cambiamento e forse al riscatto…

Valutazione Pastorale

A un primo sguardo, viene subito alla mente il bellissimo e poetico film di Gabriele Salvatores “Io non ho paura” (2003), dal romanzo omonimo di Niccolò Ammaniti. Parliamo di “Denti da squalo”, l’intensa e convincente opera prima di Davide Gentile, regista accompagnato nell’esordio dietro alla macchina da presa dal collega Gabriele Mainetti con la sua Goon Films e dal veterano Andrea Occhipinti con la Lucky Red, in collaborazione con Ideacinema, Rai Cinema e Prime Video. Un racconto di formazione che unisce sfumature dolci e lampi drammatici, persino foschi; una storia di smarrimento e di salvezza, che vede tra i temi centrali il rapporto madre-figlio, la ricerca della figura paterna, il disagio giovanile, la seduzione della criminalità e in generale il dualismo bene-male. A firmare il copione Valerio Cilio e Gianluca Leoncini, vincitori con lo script del Premio Solinas nel 2014, mentre protagonisti sono gli esordienti Tiziano Menichelli e Stefano Rosci affiancati da Virginia Raffaele, Claudio Santamaria ed Edoardo Pesce. La storia. Periferia di Roma oggi, Walter è un tredicenne che ha smarrito la felicità: suo padre è morto in un incidente sul posto di lavoro e lui è rimasto solo in casa con la madre Rita, con cui parla poco. Walter cerca così conforto lontano da casa, nella strada.

Un giorno finisce in una villa abbandonata sul litorale laziale, a Tor San Lorenzo, dove all’interno di una piscina scopre un enorme squalo. È l’inizio di un viaggio avventuroso, che prevede anche sbandate nelle pieghe del male, un viaggio che apre al cambiamento e forse al riscatto… Così il regista Gentile: “Una fiaba drammatica, cruda, a tratti violenta, ma anche avventurosa, spericolata, sognante e divertente, come solo sa essere il passaggio da un’infanzia interrotta da un trauma familiare a un’adolescenza che si affaccia prepotente”. “Denti da squalo” è un’opera che funziona e affascina, sia per la traiettoria e la complessità del racconto che per la regia, lo stile visivo, così intenso e magnetico, che accosta l’orizzonte assolato, afoso, dell’estate con le tonalità del blu, l’ambiente dello squalo, il mondo interiore di Walter.

Il film trae evidente forza dalla collaborazione con l’orizzonte creativo di Mainetti – “Lo chiamavano Jeeg Robot” (2015) –, che ha fornito supporto al regista nella scelta del cast, prestandosi inoltre alla composizione delle musiche insieme a Michele Braga. Il cast è indovinato, e molto, a cominciare dalla sempre più brava Virginia Raffaele, qui in un ruolo su corde drammatiche e malinconiche, abile nell’esplorare l’interiorità di una madre rimasta sola, che fatica a far quadrare i conti a fine mese. Ancora, bene sia Claudio Santamaria, che non sbaglia un colpo, muovendosi nell’interpretazione tra dolcezza e note livide, sia Edoardo Pesce, anche se ormai (troppo) radicato in un ruoli da ruvido, tra l’ironico e lo spigoloso. Ottimi i due ragazzi, soprattutto l’espressivo Tiziano Menichelli. Nell’insieme, “Denti da squalo” è un film che conquista, intessuto di inquietudine e poesia. Consigliabile, problematico, adatto per dibattiti.

Il film di Davide Gentile
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