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Morta di parto, madre in affitto

Un'embolia causata dal liquido amniotico mentre metteva al mondo il quarto figlio, il secondo "su commissione"

Parole chiave: maternità surrogata (3)
I rischi noti ma negati della maternità surrogata

Morire di maternità surrogata. È accaduto il 15 gennaio a Michelle Reaves, stroncata da un’embolia causata dal liquido amniotico mentre metteva al mondo il quarto figlio in una clinica di San Diego, tra le più belle e soleggiate città della California. Il neonato è sopravvissuto.

Una raccolta fondi è stata attivata per consentire alla famiglia di Michelle di affrontare le spese più urgenti. Dalle foto del profilo Facebook lei appare giovane, bellissima, piena di salute. Nel lancio della campagna di crowdfunding (che fino a ieri sera ha superato i 70mila dollari grazie alla generosità di 1.600 donatori ) si legge che Michelle e il marito Chris dopo aver avuto i propri due bambini, «stavano aiutando un’altra famiglia ad avere figli». La donna era alla seconda surrogazione per la stessa coppia committente.

Ma tutto questo è trattato come un dettaglio in fondo ininfluente, nella tragica vicenda di Michelle. Nella narrazione dei media americani si tratta di una donna sfortunata morta di parto, una delle rare fatalità legate al mettere al mondo un figlio.

Ma non è così: la Gravidanza per altri è un processo complesso che implica per la madre surrogata e il bambino più rischi di una normale gestazione, a causa della quantità di elementi estranei che vengono inseriti nel corpo della gestante, dagli ormoni ai gameti, fino allo stesso embrione.
Perché nella società americana l’utero in affitto è «normalizzato», una opzione tra le varie a disposizione per diventare genitori.

(continua a leggere https://www.avvenire.it/famiglia-e-vita/pagine/utero-in-affitto-ancora-una-vittima)

Fonte: Avvenire
I rischi noti ma negati della maternità surrogata
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