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“Le nostre molte cecità”

IV Domenica di Quaresima

Parole chiave: commento al Vangelo (213)
«E chi è, Signore, perché io creda in lui?»

Forma breve: Gv 9, 1.6-9.13-17.34-38
Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, Gesù passando vide un uomo cieco dalla nascita; sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: «Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe», che significa “Inviato”. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva. Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, perché era un mendicante, dicevano: «Non è lui quello che stava seduto a chiedere l’elemosina?». Alcuni dicevano: «È lui»; altri dicevano: «No, ma è uno che gli assomiglia». Ed egli diceva: «Sono io!».
Condussero dai farisei quello che era stato cieco: era un sabato, il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come aveva acquistato la vista. Ed egli disse loro: «Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo». Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest’uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato». Altri invece dicevano: «Come può un peccatore compiere segni di questo genere?». E c’era dissenso tra loro. Allora dissero di nuovo al cieco: «Tu, che cosa dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?». Egli rispose: «È un profeta!». Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?». E lo cacciarono fuori.
Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse: «Tu, credi nel Figlio dell’uomo?». Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». Gli disse Gesù: «Lo hai visto: è colui che parla con te». Ed egli disse: «Credo, Signore!». E si prostrò dinanzi a lui.

Il Vangelo di questa domenica ci mostra la guarigione del cieco nato. È un episodio ampio, ricco di sfumature, che illustra in modo eloquente alcuni momenti fondamentali del cammino quaresimale. Il primo elemento da tenere in considerazione è che Gesù prende l'iniziativa. Non aspetta che quell'uomo chieda la sua guarigione. Gli basta pensare alla sofferenza di quel cieco. Il più grande dramma di una persona è non riuscire a vedere. Ma alla fine del racconto ci mostrerà che la luce che Cristo porta ai suoi occhi non è solo quella che stimola nuovamente le sue pupille secche, ma quella che gli fa vedere un orizzonte nuovo, per lui insospettato, con gli occhi di fede: io credo, signore.

La via della guarigione e il processo in cui introduce l'uomo cieco dalla nascita è preziosa e stimolante. Quando si avvicina a lui, fa un gesto insolito di guarigione. Fa del fango con la sua saliva e se la spalma sugli occhi. Cosa vuole dirci Gesù con questo primo gesto? Il fatto che la mano di Gesù prenda il fango ci parla della creazione: le mani di Dio prendono la terra dal paradiso e formano l'uomo e la donna. Siamo davanti a un fatto che significherà una nuova creazione. Per chi? Per quel cieco che, aprendo gli occhi, si accorgerà che il Signore Gesù fa tutto nuovo.

Come si consuma questa novità? Abbiamo un secondo dettaglio. Gesù gli chiede di lavarsi gli occhi nella piscina di Siloe. Il lavaggio degli occhi prefigura, ancora una volta, l'importanza del Battesimo per il credente. Il battesimo ci introduce a una vita nuova. In questa Quaresima vi incoraggio a lasciarvi alle spalle la vostra cecità. Lascia che il Signore imbratti i tuoi occhi di fango nuovo così che nella notte di Pasqua il tuo cuore sia pieno di una luce rinnovatrice.

«E chi è, Signore, perché io creda in lui?»
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