Diocesi
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La conoscenza intima di Gesù

Le riflessioni di quest'anno

Parole chiave: ritiri (3)
Conclusi i ritiri spirituali mensili

I ritiri mensili guidati da don Paolini quest’anno sono stati dedicati a comprendere l’esperienza di Gesù vissuta dai discepoli e dai contemporanei, e successivamente da Paolo, per giungere a riflettere sull’esperienza che ognuno di noi, lontano erede delle prime testimonianze, può fare oggi nella Chiesa. Tema affascinante, che è stato sviluppato con grande varietà di personaggi e di suggerimenti, scendendo gradualmente nel profondo delle dinamiche spirituali di ogni tempo; tema centrale anche per la testimonianza e la missione, perché non si può trasmettere ciò che non si conosce.

I primi incontri avevano già presentato, dal vangelo di Giovanni: i primi discepoli, la samaritana e il cieco nato; poi tre personaggi dal vangelo di Luca: il lebbroso guarito, il cieco di Gerico, il ladrone pentito: tante storie diverse e altrettanti modi di incontrare Gesù.

L’improvvisa chiusura di ogni iniziativa all’inizio di marzo per il Covid 19 ha coinciso con la data del ritiro mensile di don Paolini: il testo della riflessione del marzo, e i seguenti dell’aprile e del maggio sono quindi stati inviato on-line ai partecipanti, per completare il percorso con pagine e figure di primo piano.

Luca ha offerto lo spunto, nel mese di marzo, per mettersi ai piedi di Gesù, con la peccatrice in casa di Simone, con l’indemoniato di Gerasa, con Maria di Betania,  e di nuovo con il lebbroso guarito. Tutti  personaggi legati dallo stesso gesto esteriore – essere in ginocchio ai piedi del Messia – ma con motivazioni e sfumature totalmente diverse: dal pentimento, alla novità di vita, all’ascolto, al ringraziamento, con l’unico denominatore comune del senso del mistero che questo gesto esprime. Dinamiche nascoste anche nel nostro cuore, che talvolta faticano ad uscire e sfiorare l’assoluto. .

Paolo è stato al centro del penultimo incontro, con il bellissimo passo della lettera ai Filippesi in cui egli dipinge, in modo magistrale, l’inconsistenza delle sicurezze e delle osservanze legali, anche se ineccepibili, al confronto con la conoscenza diretta del Signore Gesù. Afferrato da questa relazione personale profonda l’Apostolo ha considerato tutto una perdita, per guadagnare Cristo ed essere trovato in lui (Fil. 3.8-9) Questo stesso invito egli lo rivolgeva ai Filippesi, ma anche a noi, contagiandoci con la sua tensione verso il Signore e il suo sbilanciamento totale.

L’ultima tappa è stata dedicata alla nostra esperienza spirituale: essa inizia con la parola, che deve essere custodita, deve prendere posto nella nostra vita e, per opera dello Spirito, ci conduce alla relazione con Gesù. Giovanni nel suo vangelo esprime con termini forti l’amicizia col Signore, così piena  da poter dire che Gesù viene a noi e si manifesterà.

Prende così forma una corporeità del mistero che si realizza nel Battesimo. Sepolti con Cristo nella morte, come ci dice la lettera ai Romani, camminiamo in una vita nuova. Tutta la vita, nella sua concretezza, è trasformata da questa esperienza centrale, senza possibilità di un ritorno indietro. La resurrezione fa entrare il cristiano in una dimensione inattesa. E ancora san Paolo, scrivendo ai Corinzi (1 Cor. 6, 12-20), sottolinea come il corpo è per il Signore, e come esso è tempio dello Spirito Santo: la corporeità, profanata negli abusi sessuali, ritrova la sua importanza nell’appartenenza a Cristo. Questi, nel discorso di Cafarnao riportato da Giovanni, aveva parlato di mangiare la sua carne e bere il suo sangue: non più soltanto la parola, ma un contatto intimo e duraturo con il Signore che dà la sua vita  per noi.

Queste pagine così dense hanno richiesto un forte lavoro personale dei partecipanti: esse hanno mostrato la bellezza di una sequela e un’appartenenza radicale e definitiva al Signore, pur attraverso le difficoltà e le resistenze che da sempre si trovano nel cuore dell’uomo.

Le ultime tappe, vissute  nelle case, hanno sostenuto molti  nella solitudine, in parte anche spirituale, e talvolta nello smarrimento. In questo contesto don Paolini ha offerto anche un altro piccolo scritto come chiave di lettura del periodo, frutto di uno sguardo e di una “esperienza di Gesù” che sa scoprire il rinnovamento anche nei momenti più bui, e la presenza di Dio là dove Egli sembra assente: un bel faro per il la navigazione insicura e tempestosa dei giorni del contagio.

Fare esperienza diretta di Gesù, lasciarsi attirare partendo dalla condizione concreta di ognuno: questo messaggio, nascosto fra le righe e declinato nei vari incontri, rimane nel cuore dei partecipanti come il dono più bello.

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