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Penso che bisognerebbe trovare delle forme etiche per far uscire queste donne dalla trappola di povertà nella quale si trovano, facendole studiare o lavorare

India

Secondo l’esperta di bioetica Fiorella Nash, il provvedimento migliora la situazione di migliaia di indiane poverissime Il rischio, ora, è che questo mercato (fiorentissimo) si trasferisca in Thailandia, Messico o Nepal

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«Vittoria contro la schiavitù: il corpo delle donne non si vende»

L’India, ovvero il mercato più importante di gestazione surrogata del mondo, un giro di affari gigantesco perché chiunque, anche pedofili e criminali sessuali, in arrivo da altri Paesi, potevano comprare l’utero di donne poverissime. Fiorella Nash, esperta di bioetica e “femminismo per la vita”, ricercatrice presso la “Society for the protection of unborn children”, “Società per la protezione dei bambini non nati”, una delle più importanti associazioni del movimento per la vita britannico, ha dedicato a questo tema un capitolo del suo libro «The abolition of woman», «L’abolizione della donna», pubblicato dalla Ignatius Press. «Spero proprio che la nuova legge venga implementata bene – dice l’esperta –. Migliora moltissimo la situazione di migliaia di indiane poverissime, ridotte in una condizione moderna di schiavitù e diffonde un messaggio chiaro. Che il corpo delle donne non è in vendita».

Perché la Camera bassa indiana ha deciso di vietare in tutto il Paese la maternità surrogata a fini commerciali?

Si era raggiunto il limite. L’India aveva la reputazione di essere il centro mondiale del turismo della fertilità. Le madri surrogate venivano sottopo- ste ad ogni forma di abuso. Non potevano tenersi il figlio dopo la nascita se cambiavano idea. Erano costrette ad abortire se mamma e papà committenti non volevano più il figlio o se il feto era portatore di handicap. A volte venivano sottoposte ad aborto senza che lo sapessero, oppure soltanto uno dei bambini, nati dagli embrioni impiantati nel loro utero, veniva dato alla coppia committente e gli altri venivano messi sul mercato. In un caso un criminale sessuale israeliano stava per mettere le mani su un neonato quando, per fortuna, le autorità israeliane sono intervenute.

Nel suo libro lei racconta la storia di Premila Vaghela, una mamma surrogato che muore durante il parto.

Succede perché i medici non la curano, troppo impegnati a salvare il bambino che è stato pagato fior di soldi mentre la vita della mamma non vale nulla. Queste donne firmano contratti che non sono in grado di leggere. Non sappiamo che ne è di loro una volta che hanno partorito.

Che cosa pensa del fatto che la nuova legislazione consenta ancora la maternità surrogata per ragioni altruistiche?

Si tratta di un’area molto grigia perché i confini tra gestione surrogata altruistica e a pagamento sono molto labili. La donna ha, comunque, diritto a un rimborso e questa cifra può diventare molto consistente. Non dimentichiamoci che, con le somme di denaro, per noi occidentali irrisorie, queste donne possono comprarsi una casa o un’istruzione per i figli.

Cosa manca alla nuova legislazione?

Penso che bisognerebbe trovare delle forme etiche per far uscire queste donne dalla trappola di povertà nella quale si trovano, facendole studiare o lavorare. È anche importante risalire alla radice del problema. Bisogna intervenire pure nel Paese di origine della coppia committente incoraggiando l’adozione rispetto alla maternità surrogata.

Pensa che vi sia il rischio che questo giro d’affari si trasferisca dall’India in altri Paesi?

Certo. Si tratta di un mercato fiorentissimo, ad esempio in Thailandia, Messico e Nepal e queste coppie senza figli sono disposte a tutto.

Fonte: Avvenire
«Vittoria contro la schiavitù: il corpo delle donne non si vende»
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