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Appello dal Banco Farmaceutico

Di fronte a un’emergenza sanitaria come quella in corso, è lecito tornare a chiedersi se un’impresa non sia chiamata a un ulteriore sforzo rispetto alla propria responsabilità sociale

Parole chiave: vaccini (4)
Vaccinare ogni persona per giustizia e per dono

Caro direttore,
da settimane, rilanciati e documentati dal giornale che lei dirige, si susseguono appelli affinché i vaccini per prevenire l’infezione da Covid-19 siano resi disponibili per tutta la popolazione mondiale. Se ne sono fatti promotori autorità e organizzazioni internazionali e umanitarie, da papa Francesco – che l’ha rilanciato solennemente nel giorno di Pasqua – all’Onu, da Caritas Internationalis a Oxfam, da Emergency all’Oms, assieme a intellettuali e scienziati. Inoltre, India, e Sudafrica, appoggiate da più di cento altre nazioni, hanno chiesto alla Wto – l’Organizzazione mondiale del commercio – di sostenere la moratoria per sospendere i brevetti, così da permettere la produzione del vaccino anche ad altre aziende. 'Avvenire' ha dato puntualmente e amaramente conto del fatto che la richiesta, il 10 marzo scorso, nell’ambito del Consiglio per il Trade-Related Aspects of Intellectual Property Rights ( Trips), è stata respinta, a causa dell’opposizione di «nazioni ad alto reddito più il Brasile». Si è deciso di riprendere la discussione a giugno.

Di certo, la protezione brevettuale a tutela della proprietà intellettuale è lo strumento che consente ai soggetti che registrano il brevetto (imprese pubbliche o private, e università) di generare profitto e, quindi, di assicurare la propria sostenibilità. E la prima responsabilità sociale dell’industria, d’altra parte, consiste nell’essere sana; ossia profittevole, con bilanci in utile, autonoma e non sussidiata dallo Stato, per garantire, così, un futuro a sé stessa, ai propri dipendenti e alle loro famiglie. Questo vale, ovviamente, anche per l’industria farmaceutica. Ma, di fronte a un’emergenza sanitaria come quella in corso, è lecito tornare a chiedersi se un’impresa non sia chiamata a un ulteriore sforzo rispetto alla propria responsabilità sociale; e, al contempo, come dovrebbero intervenire le istituzioni politiche.

A proposito, vale la pena ricordare che, a partire dal 2000, diverse aziende farmaceutiche realizzarono programmi per combattere l’Aids nei Paesi poveri; in particolare, sospesero i brevetti di alcuni farmaci, tra cui la nevirapina, il principio attivo del farmaco che inibisce la trasmissione del virus dalla madre al figlio. Il farmaco fu donato ai governi nazionali e, da lì, giunse agli ambulatori locali. In milioni di casi, in decine di Nazioni, fu impedita, così, la trasmissione materno-fetale. Nessuna di queste aziende andò in crisi.

La storia di Banco Farmaceutico, infine, dimostra, seppur nell’ambito di un’esperienza limitata ma in crescita negli anni, che la solidarietà e il dono da parte di cittadini, farmacisti e industrie hanno permesso, attraverso la collaborazione con gli enti che si prendono cura di chi è povero, di aiutare tante persone altrimenti prive di terapie importanti. Tale modo di operare è stato ben spiegato dal Papa che, ricevendo il 19 settembre 2020 i volontari di Banco Farmaceutico, esortava: «Troppe persone, troppi bambini muoiono ancora nel mondo perché non possono avere quel farmaco che in altre regioni è disponibile, o quel vaccino. Conosciamo il pericolo della globalizzazione dell’indifferenza. Vi propongo invece di globalizzare la cura [...]. E per fare questo c’è bisogno di uno sforzo comune, di una convergenza che coinvolga tutti [...]. Le aziende farmaceutiche, sostenendo la ricerca e orientando la produzione, generosamente possono concorrere a una più equa distribuzione dei farmaci. Anche i governanti, attraverso scelte legislative e finanziarie, sono chiamati a costruire un mondo più giusto, in cui i poveri non vengano abbandonati o, peggio ancora scartati».

Per reagire all’emergenza sanitaria mondiale, Banco Farmaceutico propone il dialogo, l’assunzione di responsabilità condivise e una solidarietà globale che preveda, secondo le modalità più opportune, il dono dei vaccini ai Paesi poveri. Ribadiamo, pertanto, la nostra speranza e il nostro impegno affinché nessuno resti sordo e indifferente agli appelli alla solidarietà di tanti e, in particolare, di papa Francesco.

Sergio Daniotti, Presidente Fondazione Banco Farmaceutico onlus

Fonte: Avvenire
Vaccinare ogni persona per giustizia e per dono
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