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Quei sacerdoti in prima linea «Mai più morti per overdose»

A Ribera, centro siciliano divenuto luogo di spaccio per crack e cocaina, cinque preti scrivono alla città, dopo i funerali di un giovane: «Chi vende stupefacenti ha mani macchiate di sangue»

Parole chiave: droga (13)
A Ribera

«Mai più la droga! Chi vende la droga ha le mani macchiate di sangue. Con quale coraggio può portare a casa un pane che gronda di sangue di giovani innocenti!». Nel novembre scorso, al funerale di Alessio Cusumano, 21 anni, morto per una overdose causata da metadone, don Pino Argento, arciprete di Ribera, ha detto basta. È stato un momento di ripartenza per l’intera comunità scossa da due morti, 21 e 38 anni, avvenute a poche ore una dall’altra. A quelle parole è seguita subito una lettera alla città firmata dai cinque sacerdoti di Ribera che sottolineavano la necessità di dare una risposta concreta ai giovani schiacciati dalla droga con una «progettualità sinergica e condivisa» con le istituzioni. «Dare risposte valide che aiutino i nostri ragazzi e i nostri giovani a riappropriarsi della bellezza della loro vita e dei loro sogni, non lasciandosi ammaliare da percorsi che come conclusione conducono alla morte» scrivevano nella lettera che concludeva con una prima proposta concreta: la nascita di un centro di ascolto per aiutare giovani e famiglie ad orientarsi.

E quei sacerdoti in tre mesi sono riusciti a realizzare quel centro che aprirà già giovedì, anche se l’inaugurazione avverrà ufficialmente sabato 27. La gestione sarà affidata alla comunità 'Casa dei Giovani' di Bagheria di cui è responsabile Biagio Sciortino. «È un servizio – dicono i parroci – che la Chiesa di Ribera vuole offrire al territorio. Convinti che il silenzio uccide e fa uscire i nostri giovani dalle loro case dentro una bara. Mentre il parlarne e chiedere aiuto può farli risorgere. Noi parroci abbiamo fiducia che tanti giovani e tante famiglie lo frequenteranno, rompendo quel tabù che, per ignoranza, ci fa pensare a questo problema, come qualcosa di cui vergognarsi ». Un cambio di marcia rispetto a quell’amarezza nel sentirsi impotenti di fronte ad un fenomeno preoccupante che esiste.

«È venuta una persona a trovarmi – spiega don Pino –. Si è liberato dalla droga ed è venuto a raccontarmi di questa sua rinascita. Ho assistito al pianto di alcuni genitori che mi hanno chiesto aiuto: puoi dare un conforto spirituale, un sostegno per non farli sentire soli. Spero che questo centro possa fare molto di più».

Gli assuntori di droga hanno secondo le forze dell’ordine un’età compresa tra i 18 e i 40 anni. Il tenente Fabio Proietti è il comandante della Tenenza dei carabinieri di Ribera: «Dobbiamo fare in modo che le giovani vite non vengano più spezzate. Bisogna dare fiducia. Ribera è diventata un luogo di ritrovo anche per i giovani dei Comuni vicini. Purtroppo la domanda è parecchia: cocaina e crack sono le mode del momento, che creano una dipendenza pericolosa. E spesso la droga viene consumata tra le mura domestiche». Un fenomeno presente, con un aumento rispetto agli anni precedenti di chi fa uso di cocaina secondo i dati del Sert che ha competenza su 12 Comuni oltre che Ribera. «L’eroina non viene più iniettata ma fumata – spiega Paolo Falco, responsabile del Sert –. Forse perché nell’immaginario collettivo chi si 'buca' è un tossico. Invece tutte le droghe creano dipendenza. La cocaina è la droga delle feste, mentre il crack è più per singoli». Al Sert l’età degli utenti oscilla tra i 20 e i 30 anni. «Pochissimi i minorenni. Assistiamo soprattutto uomini. Ci rendiamo conto che il disagio occupazionale non aiuta. Molti giovani hanno lavori saltuario ed in nero. Non c’è stabilità, non c’è futuro. La maggior parte lavora in campagna. Noi siamo molto attivi nella prevenzione: con le scuole ci confrontiamo su alcol, fenomeno in netta ascesa, e l’azzardo. E con il Comune sul versante dei lavori socialmente utili e delle famiglie lasciate sole a fronteggiare una grande emergenza sociale».

Fonte: Avvenire
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