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Il buon pastore dà la propria vita per le pecore

IV Domenica di Pasqua

Parole chiave: commento al vangelo (223)
Dove oggi posso incontrare il Cristo risorto?

Dal Vangelo secondo Giovanni 10,11-18
In quel tempo, Gesù disse: «Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore. Il mercenario – che non è pastore e al quale le pecore non appartengono – vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge, e il lupo le rapisce e le disperde; perché è un mercenario e non gli importa delle pecore.
Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, così come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore. E ho altre pecore che non provengono da questo recinto: anche quelle io devo guidare. Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo pastore.
Per questo il Padre mi ama: perché io do la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie: io la do da me stesso. Ho il potere di darla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo è il comando che ho ricevuto dal Padre mio».

La fede cristiana è accoglienza di un amore esagerato, quello di Gesù. Nel vangelo di questa domenica, il Signore, dichiarando di essere il buon Pastore che dà la vita per le sue pecore e di conoscerle, afferma il suo amore smisurato, esagerato appunto, per il suo gregge. Le pecore ed il gregge sono un’immagine biblica molto cara alla tradizione ecclesiale, nella quale la comunità cristiana si è sempre rivista. Gesù è il buon pastore ed il gregge è la Chiesa.L’immagine del gregge che Gesù utilizza e che la comunità ci propone di leggere in queste domeniche di Pasqua ha un intento chiaramente pedagogico e vuole rispondere ad una domanda: dove oggi posso incontrare il Cristo risorto? Dove oggi posso sentire la voce di Gesù? La risposta è: nella vita della Chiesa. La Chiesa è immagine di Cristo, corpo di Cristo, il quale si presenta al mondo anche con i segni delle ferite, i segni di una realtà che ha i suoi limiti storici, ma non per questo il Signore è meno presente in essa. La vita della Chiesa è il canale attraverso il quale sono da Dio santificato. Per capire tale ragionamento bisogna richiamare alla memoria i vangeli delle domeniche scorse dove il Signore mostrava i segni delle sue ferite. Le ferite di Cristo richiamano ad un amore ferito, comunque dato, ma ferito. C’è l’amore per Giuda, c’è l’amore per Pietro, c’è l’amore per ognuna delle creature di Dio, anche la più lontana. Dice Gesù: conosco le mie pecore. Conoscere, nei Vangeli, significa amare profondamente e senza una motivazione particolare. Dicevamo proprio prima che l’amore di Gesù è esagerato.Questa è la Chiesa di Gesù fatta dai nostri volti, fatta dalle nostre vite, fatta anche dai nostri limiti e dalle nostre ferite. È Gesù che rammenda tutto con la sua grazia, sanando ogni forma di stortura. Siamo il gregge di Cristo che segue Gesù buon Pastore.

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