La nebbia non significa abbandono

Vi Domenica di Pasqua

Dal Vangelo secondo Giovanni 14, 15-21
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi.
Non vi lascerò orfani: verrò da voi. Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi.
Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui».

Commento artistico del quadro agli occhi del Vangelo della domenica VI del tempo di Pasqua, anno A

Wanderer above the Sea of Fog di Caspar David Friedrich, dipinto nel 1818, è conservato oggi alla Hamburger Kunsthalle di Amburgo, in Germania.

A prima vista il quadro sembra semplice: un uomo, di spalle, fermo sopra una roccia, guarda un paesaggio coperto dalla nebbia.

Ma più lo si osserva, più ci si accorge che non stiamo guardando semplicemente un paesaggio naturale.

Vediamo un uomo elegante, con un bastone da cammino, arrivato probabilmente dopo una lunga salita. È in piedi sopra una roccia scura e frastagliata. Davanti a lui il mondo quasi scompare: la nebbia copre tutto. Emergono soltanto alcune montagne, alcune cime, delle rocce lontane. Il cielo è aperto, ma non completamente luminoso. Non sappiamo se sta arrivando il sole o la tempesta.

E soprattutto: non vediamo il volto dell’uomo.

Questo cambia tutto.

Il pittore non vuole raccontarci la storia di quell’uomo. Vuole che quell’uomo diventiamo noi. Per questo è di spalle: noi guardiamo con i suoi occhi.

Umanamente il quadro parla di una esperienza che tutti conosciamo: arrivare a un punto della vita dove non si vede chiaramente il futuro. Ci sono momenti in cui una persona sale, lotta, attraversa fatiche… e poi, quando finalmente arriva “in alto”, scopre che davanti non c’è una strada chiara, ma nebbia.

È il momento delle decisioni.
Della crisi.
Della perdita.
Del cambiamento.
Della fede adulta.

La forza del quadro sta nel fatto che l’uomo non fugge davanti alla nebbia. Rimane fermo. Guarda. Accetta di non possedere tutto.

E forse qui Friedrich tocca qualcosa di profondamente umano: noi vorremmo controllare la vita, capire tutto, vedere tutto immediatamente. Invece spesso viviamo dentro una visione incompleta.

Adesso, se guardiamo questo quadro con gli occhi del Vangelo di questa domenica, allora cambia qualcosa.

Perché il Vangelo parla proprio di una presenza dentro l’assenza.

Gesù dice ai discepoli:
«Non vi lascerò orfani».
Eppure sta parlando della sua partenza, della sua morte, del fatto che non sarà più visibile come prima.

È esattamente la nebbia del quadro.

I discepoli non vedono ancora chiaramente. Il futuro è confuso. Hanno seguito Cristo pensando forse di avere finalmente una direzione limpida… e improvvisamente si trovano davanti all’incertezza.

Ma il Vangelo aggiunge qualcosa che il quadro lascia solo intuire:
la nebbia non significa abbandono.

L’uomo del quadro è solo apparentemente solo.

Cristo promette una presenza che non elimina la nebbia, ma impedisce all’uomo di perdersi dentro di essa:
«Io vivo e voi vivrete».
«Io sono in voi».

Allora quel viandante diventa quasi l’immagine del credente maturo: non uno che vede già tutto, ma uno che continua a stare in piedi anche quando non comprende tutto, perché ha scoperto che la fede non è possedere l’orizzonte, ma non sentirsi più orfani dentro di esso.