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L'intervista a Angelelli (CEI)

 Parla il direttore dell’Ufficio per la Pastorale della salute

Parole chiave: fine vita (35)
«Sosteniamo chi soffre, il suicidio assistito non è un gesto di cura»

Pareva finita, invece ci siamo ancora dentro. Il Covid non molla la presa e costringe a tenere aperti conti che si riteneva di poter portare a bilancio. Vale anche per la Pastorale della salute, che nei 30 anni della Giornata del malato – che la istituì – è sempre più parte viva di una sanità in continua emergenza, non più solo accanto ma insieme ai malati, nella loro condizione reale di vita. È uno degli assiomi di don Massimo Angelelli, direttore dell’Ufficio Cei per la Pastorale della salute, con una rete di cappellani, volontari e operatori in tutta Italia.
Cosa stanno registrando i vostri sensori sul campo?
Non siamo usciti dalla pandemia, e intanto il Pnrr non sembra considerare le risorse umane puntando su strutture e strumenti. Il Servizio sanitario nazionale ha perso appeal, sempre meno giovani decidono di investire la loro vita su queste professioni. La Pastorale della salute affianca tutti i sanitari in questa fase complessa: siamo già accanto a loro di giorno e di notte nelle corsie degli ospedali.

continua https://www.avvenire.it/vita/pagine/angelelli-cei-sosteniamo-chi-soffre-il-suicidio-assistito-non-e-un-gesto-di-cura

Fonte: Avvenire
«Sosteniamo chi soffre, il suicidio assistito non è un gesto di cura»
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