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S’impenna la curva della povertà

Lo scenario è il peggiore dal dopoguerra, ma sono attivi anche «Gli anticorpi della solidarietà» 

Parole chiave: covide (1), povertà (4)
Pandemia sociale

La pandemia sociale in Italia ha una fisionomia definita. Ha colpito in maggioranza italiani, giovani e famiglie con donne e bambini. Il rapporto sulla povertà della Caritas italiana intitolato 'Gli anticorpi della solidarietà' e presentato ieri, nella Giornata mondiale di lotta alla povertà, fotografa lo scenario economico e sociale della crisi peggiore dal dopoguerra, evocando «il tempo di una grave recessione economica» in arrivo e la nascita di nuove forme di povertà, proprio come avvenuto dopo la crisi del 2008.

I nuovi poveri che nel 2020 si sono presentati per la prima volta ai centri di ascolto sono passati dal 31% al 45%. Significa che quasi una persona su due che si rivolge alla Caritas in parrocchia lo fa per la prima volta. Sempre di più sono famiglie con minori, soprattutto donne, giovani. Per chi guarda al passaporto degli ultimi, i nuclei di italiani sono la maggioranza (52% rispetto al 47,9 % dello scorso anno). E dai monitoraggi effettuati con tutte le Caritas diocesane durante e immediatamente dopo il lockdown e nei mesi estivi, si registra un incremento del 12,7% del numero di persone seguite nel 2020 rispetto allo scorso anno. Il record degli assistiti resta quello dei 69 giorni di chiusura, 450mila nuclei familiari tra marzo e maggio, con un calo estivo delle richieste. Sono gli effetti del peggiore rallentamento economico – secondo l’Ocse – dal dopoguerra, che ha già causato 841mila occupati in meno e una impennata degli inattivi, cioè le persone che smettono di cercare lavoro. A fare la differenza tuttavia, rispetto a 12 anni fa, è il punto di partenza. I ricercatori dell’organismo Cei rilevano che nell’Italia pre-pandemia (2019) il numero di poveri assoluti è più che doppio rispetto al 2007, alla vigilia del crollo di Lehman Brothers. E il rischio è la sclerotizzazione di fasce di indigenza, una trappola della povertà da cui senza aiuti non è più possibile uscire. In quello che il rapporto battezza come “tempo inedito”, gli interventi della rete Caritas sono stati numerosi e diversificati. Anzitutto i circa 62mila volontari, a partire dai giovani impegnati nel Servizio civile universale. Circa 19mila over 65 si sono dovuti fermare per ragioni di sicurezza sanitaria, ma 5.339 nuove leve (under 34) si sono attivate in questo tempo nell’emergenza. Fin da marzo scorso, Caritas Italiana e le Caritas diocesane hanno continuato a stare accanto agli ultimi e alle persone in difficoltà, spesso in forme nuove e adattate alle necessità contingenti. Appena possibile sono stati riaperti i centri di ascolto “in presenza”, per lo più su appuntamento o ad accesso libero in parallelo con i servizi telefonici e on line ancora molto diffusi. Si è poi affinata nell’83% delle diocesi la preziosa attività sul fronte dell’ac- compagnamento e orientamentorispetto alle misure previste dal Decreto Cura Italia e Decreto Rilancio, permettendo a numerose persone e famiglie

in difficoltà di poter accedere ai sostegni pubblici. Nell’indagine sulle misure di emergenza, nella metà dei casi (50,1%) i servizi e gli operatori Caritas sono stati identificati come la principale forma di aiuto e sostegno, sia concreto che psicologico durante l’emergenza Covid. In 136 diocesi sono stati attivati fondi dedicati per sostenere piccoli commercianti e lavoratori autonomi con fondi specifici per le spese più urgenti (affitto degli immobili, rate del mutuo, utenze, acquisti utili alla ripartenza dell’attività).

Lo studio della Caritas Italiana ha anche esaminato il funzionamento delle misure emergenziali governative a sostegno dei redditi di famiglie e lavoratori. Da una rilevazione condotta su un campione di 756 nuclei beneficiari dei servizi Caritas nei mesi di giugno-luglio 2020, il Reddito di emergenza è risultato la misura più richiesta (dal 26,3% degli utenti), ma con un tasso di accettazione delle domande più basso (30,2%) rispetto alla indennità per lavoratori domestici (61,9%), al bonus per i lavoratori stagionali (58,3%) e al bonus per i lavoratori flessibili (53,8%). Il Reddito di emergenza è andato prevalentemente a nuclei composti da adulti over 50, soprattutto single e monogenitori con figli maggiorenni, con un reddito fino a 800 euro e bassi tassi di attività lavorativa. Si tratta di un profilo del tutto sovrapponibile a quello di coloro che percepiscono il Reddito di cittadinanza (32,5%) Questo dice che tra le due misure, rispetto alle caratteristiche dei beneficiari, vi sia sovrapposizione piuttosto che compensazione ed è quindi necessario il controllo e una consulenza competente da parte dei volontari. «La Caritas italiana messo in campo contro il Covid-19 tanti strumenti, gli anticorpi della solidarietà – ha concluso il direttore don Francesco Soddu – tra cui il contributo che ciascuno di noi, come ha detto il Papa, deve dare alla comunità».

Fonte: Avvenire
Pandemia sociale
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