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L’ultima volta che siamo stati bambini

La valutazione della Commissione CEI

Parole chiave: film (70)
Il film di Claudio Bisio

Roma, 1943. I preadolescenti Italo, Cosimo, Vanda e Riccardo giocano con innocenza alla guerra mentre sullo sfondo risuona l’allarme per i veri bombardamenti. Quando Riccardo, appartenente a una famiglia ebrea, scompare all’improvviso, gli amici decidono di indagare e scoprono così che è stato messo su un treno per la Germania. Italo, Cosimo e Vanda non si perdono d’animo e si mettono in marcia per andare a liberare l’amico…

Valutazione Pastorale

Il debutto alla regia di Claudio Bisio con “L’ultima volta che siamo stati bambini” è stato suggellato dalle splendide parole della senatrice Liliana Segre. “Caro Claudio – ha scritto – ho molto apprezzato il tuo film perché hai saputo rendere la freschezza e l’innocenza dei bambini con un tratto talmente sensibile da offuscare la tragedia che c’è sullo sfondo”. Adattamento del romanzo omonimo di Fabio Bartolomei, il film si snoda come un racconto di formazione nel periodo più tragico della storia del XX secolo: la Seconda guerra mondiale, durante la follia nazi-fascista. Un film che si pone sul terreno della custodia della memoria, il ricordo della Shoah, sposando una prospettiva di racconto originale, in linea con il registro di opere come “La vita è bella” (1997), “Train de vie” (1998) e “Jojo Rabbit” (2019): storie che esplorano l’orrore, le stanze del Male, ricorrendo a sguardi puntellati di umorismo gentile e ironia acuta.

Il film di Bisio segue questa traiettoria, scegliendo di posizionare la macchina da presa ad altezza di bambino. Protagonisti i giovani Alessio Di Domenicantonio, Vincenzo Sebastiani, Carlotta De Leonardis e Lorenzo McGovern Zaini, affiancati da Marianna Fontana, Federico Cesari e Antonello Fassari. La storia. Roma, 1943. I preadolescenti Italo, Cosimo, Vanda e Riccardo giocano con innocenza alla guerra mentre sullo sfondo risuona l’allarme per i veri bombardamenti. Quando Riccardo, appartenente a una famiglia ebrea, scompare all’improvviso, gli amici decidono di indagare e scoprono così che è stato messo su un treno per la Germania. Italo, Cosimo e Vanda non si perdono d’animo e si mettono in marcia per andare a liberare l’amico… “L’ultima volta che siamo stati bambini” rivela chiaramente il suo intento educativo, il suo farsi portatore dei valori della memoria e al contempo di sensibilizzazione verso i pericoli dell’odio e dell’intolleranza, di ieri e di oggi. Il film, che ha potuto contare sull’appoggio della Comunità ebraica di Roma, esce in occasione dell’80° anniversario dei rastrellamenti del Ghetto di Roma, il 16 ottobre del 1943.

Bisio si misura dunque con un genere ormai consolidato, ma di certo sempre scivoloso per la delicatezza del tema e per la scelta del linguaggio da adottare. La sua vis umoristica come attore torna utile qui nel gestire situazioni e tempi comici affidati ai giovani (bravissimi) interpreti. Il film viaggia spedito come un racconto avventuroso brillante, un road-movie che richiama cult alla “Stand by Me” (1986) e “I Goonies” (1983). A un certo punto fa ingresso il realismo della guerra, il Male, e il film vira su note più dolenti. Ottime le intenzioni dell’opera, dell’autore, che sono da valorizzare e supportare; da un punto di vista stilistico-formale, però, non si può non scorgere qua e là qualche ingenuità di troppo o soluzioni un po’ acerbe, esposte a inciampi didascalici o mielosi. Nell’insieme “L’ultima volta che siamo stati bambini” risulta un’opera valida, soprattutto per una visione in chiave scolastica e familiare. Consigliabile, problematico, per dibattiti.

Il film di Claudio Bisio
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