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I giovani e il servizio civile per tutti «Sì a un mese di prova in estate»

Durante l’incontro promosso da 'Avvenire' e 'Vita', è emerso un fronte trasversale favorevole all’investimento sin da subito di risorse e progetti a favore delle nuove generazioni

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I giovani e il servizio civile per tutti «Sì a un mese di prova in estate»

L’invecchiamento dell’Italia non si cura solo con sostegni indispensabili a famiglia e natalità, ma anche con un deciso investimento sui giovani. Motivarli ampliando l’elettorato attivo dai 16 anni e coinvolgerli in un’alternanza estiva scuola servizio civile di un mese possono essere i binari per un rilancio sociale e politico. Due proposte che raccolgono consensi crescenti in Parlamento, nel Governo e nella società civile. Due sassi lanciati per smuovere una politica stagnante dal segretario del Pd Enrico Letta e dall’ex sottosegretario alle Politiche sociali Luigi Bobba.

Un sostegno che è emerso all’incontro in streaming cui hanno partecipato oltre ai due proponenti, Letta e Bobba, anche la ministra per le politiche giovanili del M5s Fabiana Dadone, il sindaco di Firenze Dario Nardella, la deputata di Fratelli d’Italia Maria Teresa Bellucci, il demografo Alessandro Rosina. Al dibattito, promosso da Avvenire e Vita, hanno partecipato il direttore del quotidiano Marco Tarquinio e il fondatore della testata online Riccardo Bonacina.

«Proporre il voto ai sedicenni può sembrare intempestivo – dice Letta – ma io insisto perché dobbiamo voltare pagina. Forse stiamo guardando al futuro con più responsabilità e l’inverno demografico è la vera grande criticità del futuro. Più la popolazione è anziana, più il sistema ragiona con una mentalità anziana. Sono sempre di più gli elettori con un’aspettativa di vita di 20 anni di quelle che davanti ne hanno 70». Assieme alle politiche «per la natalità e per far diventare italiani tanti bambini nati qui», bisogna abbassare dunque l’età dell’elettorato.

Bobba, oggi presidente di Terzjus, aggiunge che «la democrazia per mordere ha bisogno dei denti, cioè di partecipazione. Ma se i giovani non votano, i partiti terranno in considerazione soprattutto le esigenze di chi non è giovane». Bobba e Nardella da deputati avevano già presentato una proposta per il voto ai sedicenni, limitato alle amministrative. Oggi ci affianca la sua proposta per tutti gli studenti dai 16 anni di «un mese di prova estivo nel servizio civile. Che per il Terzo settore sarebbe anche un bel mondo per una grande seminagione di impegno nel Paese».

Pienamente d’accordo la ministra delle Politiche giovanili. «Rinfrescare l’elettorato darebbe un punto di vista diverso ai parlamentari ». E plaude all’alternanza scuolaservizio civile, «ma bisogna aumentare i fondi per coinvolgere i giovani 'neet' che avrebbero più bisogno del servizio civile di quelli di ceto medio-alto che lo fanno». Il Conte 2 ha aumentato le risorse per il servizio civile che quest’anno avrà oltre 50mila posti, rispetto ai 38mila del 2020. Ma le domande sono state 125mila. E dunque 75 mila giovani vedono frustrata la loro disponibilità.

Alessandro Rosina registra con un neologismo il «'degiovanimento' della società» parallelo al suo invecchiamento: «I giovani non solo sono di meno, ma sono oggetto di un minore investimento politico, anche se sono la principale risorsa del Paese». Una carenza di investimento pubblico «che produce il record italiano in Europa per numero di giovani 'neet'». Riccardo Bonacina conferma: «I 'neet' in Italia sono arrivati al 23%, dieci punti sopra la media Ue».

Maria Teresa Bellucci di Fdi si dice pronta a sostenere in modo bipartisan sia il potenziamento del servizio civile volontario che la proposta di alternarlo alla scuola. «Lo abbiamo già fatto con l’assegno unico per i figli». Dubbiosa invece sul voto ai sedicenni: «Non credo sia una svolta».

Per Marco Tarquinio «il deficit di partecipazione giovanile è anche frutto della retorica sulla disintermediazione e sul coinvolgimento diretto via web». Plaude all’assaggio di servizio civile estivo, ma pone alla politica la necessità della coerenza: «Se oggi non si trovano i fondi per i 75mila giovani scartati dal Scu, cosa succederà se dopo averlo provato a scuola molti di più volessero sceglierlo?».

Fonte: Avvenire
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