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Un ponte tra due generazioni

Una riflessione sul mondo dei nonni

Parole chiave: anziani (7), nonni (4), giovani (41)
Una Giornata dedicata ai nonni

I nonni sono l’anello di congiunzione tra le generazioni, per trasmettere ai giovani esperienza di vita e di fede. Per questo, ho deciso di istituire la Giornata Mondiale dei Nonni e degli Anziani, che si terrà ogni anno la quarta domenica di luglio”.
Con questo tweet del 31 Gennaio scorso, Papa Francesco ha annunciato di voler dedicare una Giornata speciale ai nonni.
Con il termine nonni la nostra mente si sintonizza il più delle volte sulle persone anziane in generale; ma chi sono oggi gli anziani?
Ne abbiamo parlato con Aldo Bernini e Brunella Tacchi, che alla parrocchia di San Giovanni Bosco si prendono cura proprio di loro.
Essere nonno non necessariamente vuol dire essere anziano e viceversa.
L’anziano è oggi colui che è ritenuto vecchio non tanto per età anagrafica quanto per il modo di pensare.
Se una volta era “il capo del villaggio” quello nel quale risiedeva la saggezza e la massima autorità, oggi è diventato quasi un peso.
I nonni oggi sono la colonna portante della famiglia perché se da una parte il ruolo di “saggio” è venuto a mancare (o per lo meno non è più così importante come prima), dall’altra sono diventati una grande risorsa sia economica sia di tempo.
Se prendiamo in esame l’ultimo anno in cui le difficoltà per le famiglie sono aumentate in modo esponenziale, se non ci fossero stati i nonni che hanno sostenuto economicamente i loro figli, il numero di persone e le loro problematiche sarebbero necessariamente lievitate.
I nonni poi oggi sono i tassisti e babysitter per eccellenza per i loro nipoti; li accudiscono, li accompagnano e forse li vivono più dei loro genitori.
Hanno un ruolo fondamentale nella società ma il più delle volte il nonno viene considerato l’anziano che pesa, perché magari presenta diversi acciacchi e difficoltà ed ecco che prendersene cura diventa un problema per tante famiglie.
Il loro bisogno però primario, ci spiega Brunella, è però quello di parlare, di raccontare: il più delle volte i familiari se si occupano di loro lo fanno rispondendo ai bisogni materiali e fisici dimenticando forse la parte più essenziale ovvero quello della compassione, della condivisione e dell’ascolto.
L’anno appena trascorso ha poi peggiorato la situazione di molti di loro, perché costretti a rimanere soli, con contatti limitati: sono venuti meno anche gli spazi offerti dalla parrocchia come i centri di ascolto, gli incontri di riflessione e gli incontri creativi.
Quello però di cui ci sarebbe bisogno, al di là di questa situazione piuttosto particolare, è una pastorale dei giovani rivolta agli anziani: ovvero cercare di creare degli spazi all’interno dei due “gruppi”, delle due generazioni, che possano essere condivisi.
Partire magari da incontri di cucina, di cucito e rammendo che possono far appassionare le nuove generazioni alle tradizioni e dall’altra parte magari aiutare gli anziani ad usare la tecnologia.
Non sarebbe probabilmente solo uno scambio di capacità ma si condividerebbero tempo, storie e passioni.
È necessario costruire quei ponti che oggi mancano: chi sta nel mezzo, il cosiddetto adulto, il più delle volte è preoccupato a rincorrere il tempo, i soldi e non riesce a seguire né l’uno né l’altro.
Un sogno sicuramente, che però non è impossibile da realizzare.

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