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Passione di Cristo Gesù, la Croce di Cristo è la nostra salvezza

“Perché Dio muore in Croce?”

Parole chiave: venerdì santo (3)
La celebrazione del Venerdì Santo
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Era verso mezzogiorno, quando il sole si eclissò e si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio. Il velo del tempio si squarciò nel mezzo. Gesù, gridando a gran voce, disse: «Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito». Detto questo spirò. Visto ciò che era accaduto, il centurione glorificava Dio: «Veramente quest’uomo era giusto». (Luca 23, 44-47).

Nel caldo pomeriggio del Venerdì Santo, alle ore tre, Monsignor Simone presiede la celebrazione della Passione di nostro Signore Gesù Cristo all’altare del Duomo di Livorno.  Senza canto ne musica, il Vescovo e i diaconi vestiti di rosso, all’inizio del rito, si prostrano in terra come significato di umiliazione dell’uomo terreno e partecipazione alla sofferenza di Cristo.

Al termine dell’ascolto della lettura del racconto della Passione del Signore sorge la domanda: “Perché Dio muore in Croce?”

Monsignor Simone fa una breve riflessione. “La casa brucia, i figli sono assopiti, il padre si accorge del dramma. Il padre non pensa a salvarsi ma a salvare i propri figli. Fintanto che i propri figli non sono fuori pericolo continua ad entrare nei locali in fiamme e a strappare dalle fiamme uno ad uno i propri cari. Questo è Dio! Un Padre che si rende conto della situazione in cui i propri figli sono e non pensa a se nella tranquillità dei cieli, ma alla salvezza delle Sue creature. Non teme di dare la vita per salvarne almeno alcuni.  Sapete benissimo che chi ama soffre. Chia ama e vede la persona amata perdersi soffre. Una madre che vede un figlio perso nell’alcool o nella droga soffre e farebbe di tutto per salvare il proprio figlio. Così Dio, non bada a se stesso, perché Dio è amore. L’amore, lo sa benissimo chiunque di voi ama, non teme di soffrire. Una madre per il proprio figlio è pronta a tutto.

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Chi ama sa soffrire. Egli vuole la salvezza di tutti, ma non tutti i figli vogliono uscire dalla casa in fiamme. Incredibilmente alcuni di essi vogliono rimanere tranquilli nel loro letto nonostante la casa bruci e presto rovinerà su di loro. È certa la rovina. Sappiamo bene che noi siamo come delle foglie in autunno. È certa la rovina. Basata un virus invisibile a stroncarci, è certa la rovina, ma la comodità del momento prende il sopravvento sul desiderio addirittura di essere salvati dalle fiamme eterne. Anzi si nega il fuoco e comunque tutto è ritenuto inutile affanno come se il problema non ci fosse. Mi volto indietro, mi sembra ieri quando da ragazzino mi ritrovavo nella Chiesa parrocchiale con il mio vecchio parroco alle tre in ginocchio in preghiera. Sono passati più di sessant’anni, ma mi sembra ieri. Il tempo vola e il desiderio di vita cresce. Il tempo fugge ma la voglia di vivere e di gustare una nuova primavera con gli anni che passano cresce. È certa la rovina ma la comodità del momento può prendere il

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sopravvento sul desiderio addirittura di essere salvati. Altri figli sono ormai in salvo, i Santi, ma non fanno caso a loro. La madre, Maria, in giardino con i figli salvati grida loro. Continuamente grida loro. Tutto inutile? Ma il Padre continua a entrare nella casa in fiamme e a provare a salvare ancora qualcuno. Anche quando l’amore del Padre, come sovente oggi, è incompreso, misconosciuto e a volte deriso, non viene meno. Questa è la nostra certezza, l’amore soffre ma non cessa di volerci strappare al fuoco eterno e la scala con cui ci soccorre altro non è che la Sua Croce. La nostra salvezza è la Croce di Cristo.”

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