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Le 'buone notizie' antidoto alla cultura dello sballo

La giovane morta al rave e cosa ne pensano gli studenti. Continua il dibattito.

Parole chiave: rave (2), vittima (1), morte (1), droga (6), studenti (2)
Il confronto con gli studenti sulla notizia della ragazza morta al rave party

Mauro Donateo, giornalista e insegnante di storia e filosofia in un liceo, ha commentato la notizia della donna morta al rave party con i suoi studenti, sollecitato dall'Unione Stampa Giornalisti Cattolici di cui fa parte, ha scritto questo resoconto a proposito 

Dopo aver letto che una ragazza era morta al termine di un rave party (svoltosi in una ex fabbrica ormai abbandonata nella periferia di Livorno), avevo voglia di confrontarmi con gli studenti con cui dovevo trascorrere un’ora di supplenza, proprio su questa notizia. Ragazzi, quindi, che conoscevo di vista, niente di più.

Ho aperto la pagina online del quotidiano a cui sono abbonato e abbiamo letto insieme l’intero articolo. Poi ci siamo confrontati. Se da parte del sottoscritto c’era cautela nell’affrontare l’argomento, da parte di chi avevo davanti c’era più sfrontatezza. «Chi va ai rave sa cosa ci trova –mi è stato detto - sono un evento particolare, organizzati per chi vuole ascoltare musica techno a volume altissimo per ore, il tutto accompagnato da droga di ogni genere». Ok, capisco dove vogliono arrivare, ma preferisco evitare di cadere in giudizi troppo avventati, c’è di mezzo la morte di una giovane vita e non si sanno ancora con sicurezza le cause del decesso. Tutti, comunque, ammettono di provare dispiacere di fronte a notizie del genere, soprattutto per la famiglia della vittima.

Spostiamo poi l’attenzione sul “perché” si va alla ricerca dello sballo, del divertimento senza limiti. I ragazzi sostengono che c’è chi lo fa perché si annoia, ma anche chi si riduce così «per non pensare alle sue fragilità, alle sofferenze che ha nella vita» e una serata del genere «può aiutare a dimenticare tutto». Nessuno in classe è mai stato a un rave, ma qualcuno ha amici che li frequenta.

Avanzo delle domande sull’ecstasy, se la conoscono, se l’hanno mai provata. «No quella no, prof – rispondono in coro - ci divertiamo andando a ballare, magari bevendo, al massimo del ‘fumo’ qualche volta, ma niente di più, non ne sentiamo il bisogno». Qualcuno riporta dei racconti di amici che hanno provato la cocaina: «Pare che ci si senta invincibili, onnipotenti, puoi fare di tutto all’ennesima potenza e ne sei anche consapevole. Però –viene aggiunto- il problema sembra sia il “dopo”: subentra una “botta” di depressione fortissima e allora hai bisogno di ricominciare».

Infine, concludiamo la nostra chiacchierata sul mondo della comunicazione. Può essere utile in questi casi? Può avere un ruolo pedagogico? Qui la questione divide un po’ la classe tra chi crede in una risposta affermativa e chi invece è più scettico sul ruolo dei mass media. In ogni caso, tutti vorrebbero un’informazione più “ottimista” e positiva. «A volte sembra che lo facciano apposta di dare brutte notizie – hanno sottolineato gli studenti - vorremmo invece che ci fossero più “belle” notizie. Perché, ad esempio, accanto a una giovane morta dopo un rave party non si racconta anche di giovani che sanno divertirsi senza sballarsi?».

Mauro Donateo

dal sito ucsi http://www.ucsi.it/news/opinioni/11021-le-buone-notizie-antidoto-alla-cultura-dello-sballo.html

leggi la lettera del vescovo https://www.lasettimanalivorno.it/Diocesi/La-lettera-aperta-del-vescovo-Giusti-dopo-la-morte-di-una-giovane-al-rave-party

Il confronto con gli studenti sulla notizia della ragazza morta al rave party
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