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La Messa con Comunione e Liberazione

La celebrazione in ricordo del fondatore della Fraternità

Parole chiave: giussani (1)
Gesù al centro della vita di don Giussani

In occasione dell'anniversario della morte di don Giussani, il vescovo Giusti ha celebrato la Messa nella chiesa di S. Agostino per i membri della fraternità di Comunione e Liberazione. Ecco l'omelia e le immagini di Antonluca Moschetti.

“Non ho mai inteso ‘fondare’ niente.

Ritengo che il genio del movimento che ho visto nascere sia di avere sentito l’urgenza di proclamare la necessità di ritornare agli aspetti elementari del cristianesimo, vale a dire la passione del fatto cristiano come tale nei suoi elementi originali, e basta”.[1] Ed è vero. Don Giussani ha sempre avuto questa passione bruciante: annunciare il cristianesimo nella sua purezza e integralità, come "avvenimento" prima che come dottrina, come incontro personale con la persona Gesù. Sono pochissimi, nell'ultimo mezzo secolo, i fondatori di nuovi movimenti cattolici che si siano distinti per profondità di visione, spessore di vita spirituale, carisma di guida, pienezza di testimonianza cristiana. Uno di questi fu don Luigi Giussani, stando a quanto disse di lui l'allora cardinale Joseph Ratzinger, nell'omelia dei suoi funerali nella cattedrale di Milano, il 24 febbraio 2005

La "pretesa cristiana"

La persona di Gesù è stata il centro affettivo e razionale della vita di don Luigi Giussani. Questa centralità è stata l’àncora della sua esistenza.

Nel suo desiderio di ridare spessore esistenziale alla proposta cristiana, Giussani conosce bene il primato della grazia, ma vuole nello stesso tempo liberare l’annuncio cristiano da ogni tentazione di spiritualismo, di soprannaturalismo, di inincidenza sulla storia. [...]

Vuol farsi difensore della ragione, di una ragione che arriva a percepire l’esistenza del Mistero, anzi che vorrebbe conoscerlo, ma che non riesce da sola a dare volto a questo Ignoto.

Che il cristianesimo non sia un insieme di dottrine, un catalogo di norme di comportamento, ma un fatto accaduto nella storia, un evento, un "avvenimento", è un tema ricorrente in Giussani, è il cuore della sua fede e della sua esperienza.

Il cristianesimo è dunque una strada completamente nuova.

Giussani avverte la radicalità di questa affermazione e anche lo sconcerto che si può provare di fronte ad essa.

Giussani ci invita a porre la domanda adeguata: non dobbiamo chiederci che cosa sia giusto o ingiusto, ma che cosa sia accaduto.

Il Mistero potrebbe incarnarsi, diventare un fatto normale nella storia?

L’unica cosa da domandarsi è questa: è accaduto o no?"Se fosse accaduto, questa strada sarebbe l’unica, perché l’avrebbe tracciata Dio".

Non più dunque lo studio, la ricerca, l’immaginazione di una cosa lontana, ma "l’imbattersi in un presente", la semplicità di un riconoscimento. [...]. Ogni uomo può imbattersi per grazia in quell’avvenimento. Sono favoriti gli umili, i poveri. Vengono alla mente le parole di san Paolo: "Non ci sono tra voi molti sapienti secondo la carne, non molti potenti, non molti nobili" (1 Corinzi 1, 26). "Sì, questo è accaduto", dice l’annuncio cristiano.

 Per il semplice fatto che un annuncio del genere raggiunge l’uomo, non c’è cosa più importante che verificarne la verità: "Tutto si riduce a rispondere alla domanda: chi è Gesù?".

La società in ogni tempo non vuole saperne di questo annuncio. Esso è troppo grande, troppo disturbante. In effetti è l’unico caso della storia in cui un uomo si sia dichiarato Dio.

 Dove possiamo trovare la testimonianza di questa pretesa di Gesù, del Mistero entrato nella storia? Nei Vangeli, risponde Giussani. Attraverso i Vangeli l’uomo può incontrare quell’avvenimento e farsi provocare dalla totalità di esso. Nella Rivelazione arriva a noi una persona vivente: "L’oggetto rivelato non è una serie di proposizioni, ma è la realtà di un essere personale".  In molte occasioni Giussani si è speso per esaltare e difendere la storicità dei Vangeli, in particolare della resurrezione di Gesù che ne costituisce il cuore. Nulla era così estraneo al suo spirito come la contrapposizione tra il Gesù della fede e quello della storia. Eppure, nello stesso tempo, reagisce di fronte alla riduzione del fatto cristiano ad avvenimento del passato. Gesù di Nazareth non è soltanto colui che è vissuto e che è morto. Egli è vivo.

 

"L’annuncio cristiano è che Dio si è reso presenza umana, carnale, dentro la storia.

Dio non è una lontananza a cui con uno sforzo l’uomo tenti di arrivare, ma Qualcuno che si è affiancato al cammino dell’uomo e ne è diventato compagno".

Per verificare dunque la pretesa di Gesù non basta riandare ai testi che parlano di Lui.

E non è neppure sufficiente un’esperienza interiore, come per il protestantesimo. L’avvenimento cristiano è, invece, "un fatto integralmente umano, secondo tutti i fattori della realtà umana, che sono interiori ed esteriori, soggettivi ed oggettivi".

 

Incontrare Gesù vuol dire incontrare coloro che credono in Lui, l’unità dei credenti, il corpo che lo Spirito crea assimilando a Gesù ogni persona che a Lui si affida.

Il lettore è così portato a seguire Gesù sulle strade della Palestina, ma soprattutto a seguire l’itinerario psicologico, affettivo e conoscitivo di chi gli era più vicino.

Un fatto si può incontrare.

Come incontrarlo oggi? Cominciando a vivere la memoria e l’annuncio che di Lui fanno coloro che ne sono stati afferrati.

Attraverso la vita della Chiesa possiamo raggiungere certezze adeguate sulla vita di Gesù di Nazareth, aderire a ciò che Egli ha affermato, intuire i motivi adeguati per credere in Lui.
Gesù certamente è un fatto della storia.

 

Giussani deve avere meditato a lungo il metodo pedagogico di Gesù.

Ha cercato infatti di riviverlo tale e quale nel suo rapporto con i giovani.

Innanzitutto la sequela.

Gesù è un maestro da seguire.

Allo stesso modo nel cristianesimo occorre seguire qualcuno che rivive nella concretezza della sua vita l’origine dell’avvenimento. Poi, la necessità di una rinuncia. Cristo ha chiesto di lasciare tutto per seguirlo, anche se ha promesso il centuplo a chi lo avrebbe fatto. Non c’è cristianesimo, per Giussani, se non c’è sacrificio, accettazione della prova, distanza nel possesso.

 Infine, occorre pronunciarsi per Gesù di fronte a tutti: che gli uomini sappiano che Egli è il centro della nostra affettività e della nostra libertà.

Solo l’amore può spiegare e permettere questo itinerario, può far entrare in modo giusto in questa inconcepibile pretesa di Gesù.

 

[1] 2004 lettera a papa Giovanni Paolo II di don Giussani.

Gesù al centro della vita di don Giussani
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