Tutti sono i figli di Dio, anche i mafiosi. Le parole del Papa a Corviale e l’abbraccio con il piccolo Emanuele

Corviale apre le porte a Papa Francesco.  È una giornata di gioia, speranza e riscatto per gli abitanti dell’imponente costruzione di cemento armato lunga un chilometro e alta nove piani. Gli oltre 6000 abitanti dei 1200 appartamenti del cosiddetto Serpentone hanno accolto il Santo Padre scendendo in strada.

Striscioni e gente in strada ad accogliere il Papa
Il Papa torna così a visitare una comunità della periferia di Roma, la seconda del 2018 dopo quella del 25 febbraio alla parrocchia San Gelasio, nel quartiere di Ponte Mammolo, la sedicesima dall’inizio del Pontificato. Ma prima di iniziare la sua visita alla parrocchia di questa città nella città, Francesco ha compiuto in macchina un giro intorno al caseggiato, ricevendo il saluto di numerose famiglie affacciate alla finestre che gli hanno dato il benvenuto anche con alcuni striscioni.

Davanti l’ingresso dalla parrocchia San Paolo della Croce viene accolto dal vicario della città di Roma, mons. De Angelo De Donadis, dal vescovo di settore ovest, mons. Paolo Selvadagi, dal parroco don Roberto Cassano e da due sacerdoti di origine fiorentina che hanno scelto di vivere dentro il Serpentone, al quarto piano, per condividere le difficoltà e i problemi della popolazione del Corviale.

L’incontro con i bambini al campo della parrocchia
Subito dopo Il Santo Padre si è immerso nell’incontro con i più piccoli e giovani, tra i quali i ragazzi della scuola calcio dell’oratorio. Il Papa si è preso quindi il tempo per incontrare tutti i fedeli radunati nel campetto dell’oratorio, i ragazzini presenti sono stati poco più di un centinaio. Ci sono anche i bambini e i ragazzi che frequentano il catechismo e si preparano ai Sacramenti, sono stati loro a rivolgergli le domande sul Vangelo, la sua elezione e la vita e la salvezza dopo la morte.

Francesco ha quindi spiegato che tra i brani preferiti del Nuovo Testamento c’è la vocazione di Matteo, esattore delle tasse disprezzato da tutti, che viene chiamato da Gesù: “E perché mi piace? perché lì si vede la forza che ha Gesù per cambiare un cuore. Questo era del peggio, eh! E Gesù è riuscito a cambiarlo”.

Anche i mafiosi sono figli di Dio
“Tutti siamo figli di Dio” anche i “non battezzati”, pure quelli “che credono in altre religioni”. “Anche i mafiosi sono figli di Dio ma preferiscono comportarsi come figli del diavolo”, ha poi detto il Papa rispondendo ad una domanda di una bambina e invitando, successivamente, a pregare perché i mafiosi “tornino e riconoscano Dio”.

“Dio ha creato e ha amato tutti e ha messo a tutti nel cuore la coscienza di distinguere il bene dal male”, ha proseguito il Santo Padre rivolgendosi ancora alla bambina, “ma quando tu sei stata battezzata, in quella coscienza è entrato lo Spirito Santo e ha rinforzato la tua appartenenza a Dio”.

C’è poi una domanda sui sentimenti provati da Francesco al momento dell’elezione al Soglio Pontificio. “E’ quello che si sente quando c’è una vera chiamata del Signore: pace. Io ho sentito pace”, ha risposto il Papa ringraziando il piccolo Edoardo.

L’abbraccio con Emanuele, orfano del papà
Tra i momenti più toccanti del confronto con i ragazzi dell’oratorio, il lungo abbraccio con Emanuele. Il bambino ha pianto sulle spalle del Pontefice, ricordando il papà scomparso e chiedendogli se ora si trovi in Cielo. Un padre che sebbene fosse ateo aveva fatto battezzare tutti e quattro i suoi figli. Quindi la rassicurazione di Francesco: “È una bella testimonianza del figlio che ha ereditato la forza del papà e, anche, ha avuto il coraggio di piangere davanti a tutti noi. Se quell’uomo è stato capace di fare figli così, è vero, era un uomo bravo. Era un uomo bravo. Quell’uomo non aveva il dono della fede, non era credente, ma ha fatto battezzare i figli. Aveva il cuore buono. E lui ha il dubbio che il papà per non essere stato credente, non sia in Cielo. Chi dice chi va in Cielo è Dio”.

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16 aprile 2018