Trent’anni al servizio dei futuri infermieri…e di Dio!

Suor Ernesta Alberto
Suor Ernesta Alberto

Suor Ernesta Alberto, è la prima persona che incontri salendo le scale del ventesimo padiglione dell’ospedale di Livorno, sede della Scuola Infermieri.
Il suo vero ufficio con la targhetta “direzione” è quasi al termine del corridoio della Scuola ma lei ama stare lì, in una stanzetta all’entrata, per essere a disposizione dei suoi studenti e dei suoi collaboratori.
Non è una direttrice “vera” tanto che non ha mai voluto esser definita tale piuttosto una guida, un supporto per tutti quei ragazzi che fino ad oggi hanno deciso di intraprendere la carriera infermieristica e non solo.
Una donna minuta, vestita di bianco, con occhi azzurro cielo che ci accoglie nella sua “casa” per raccontarci la sua esperienza prima di lasciare il suo lavoro.
Si, perché dal 1 ottobre la sua vita cambierà, terminando dopo 27 anni l’incarico sia come responsabile dei tirocini, sia come docente di etica e bioetica.

Un lungo e difficile percorso, fatto di luci ed ombre, come ammette lei stessa, di gioie e soddisfazioni ma anche di incomprensioni e difficoltà.
«Ho sempre affrontato  il mio mandato con obbedienza, vivendolo giorno per giorno con pienezza, ci racconta suor Ernesta, il mio compito è stato quello di formare professionalmente e di contribuire alla umanizzazione dell’assistenza al malato con una risposta personalizzata e qualificata. Come suora cottolenghina la scelta è il povero e il malato ed oggi ancora di più».
L’attenzione e la cura del paziente sono sempre stati per lei alla base di tutti gli insegnamenti: «ho sempre preteso molto dai ragazzi, cercando di far capire loro quanto i valori umani e professionali dovevano accompagnare il loro bagaglio scientifico. Spesso, e ne ho sofferto, confessa la sorella, la serietà veniva scambiata con severità,  per cui  di fronte ad una puntualizzazione gli allievi non sempre capivano che lo facevo per il loro bene, per insegnare loro qualcosa in più per contribuire alla loro  maturazione umana e professionale . È un aspetto che nel primo anno specialmente viene mal interpretato ma che con il passare del tempo si riesce a capire e ad apprezzare».
Credere nel valore della persona e nelle sue potenzialità e far loro comprendere che per fare questo mestiere occorrono passione, amore e sacrificio.

Suor Ernesta con alcuni dei suoi ragazzi
Suor Ernesta con alcuni dei suoi ragazzi

«Anche l’abito da suora, confessa, al primo anno inizialmente con alcune delle nuove matricole  incontro una certa resistenza e /o  di diffidenza ma diciamo che passato il Natale, quando si inizia il tirocinio le cose cambiano e  cresce la conoscenza reciproca  e  non si teme il confronto. Per me è fondamentale che sappiano che la mia porta è sempre aperta, che durante la giornata possono sempre venire a parlarmi. Nei momenti di preparazione della tesi, dedico loro mezze giornate per preparali, “aggiustare il tiro” dei loro lavori, è un compito a cui tengo molto e con loro si raggiunge il traguardo finale».
Per amore del suo incarico e dei ragazzi, la mattina alle 5.10 esce di casa, a Pisa, e si affretta a raggiungere Livorno per salutarli tutti e per dare loro qualche consiglio prima che inizino la giornata di tirocinio.
I “suoi ragazzi” sono il suo orgoglio, la sua soddisfazione: quella serietà e quell’impegno che lei esige durante il loro percorso, danno i loro frutti quando escono nel mondo in cerca di lavoro.
Molti di loro esercitano la professione a Pisa, tanti all’estero; in Inghilterra, Irlanda, Scozia, Germania, Svizzera e anche se le procedure, la lingua e magari i metodi possono essere diversi, tutti si contraddistinguono per “quel qualcosa in più” che gli è stato donato insieme all’insegnamento didattico.
Spesso le scrivono per  chiederle pareri, raccontare la loro esperienza o semplicemente per ringraziarla e questo «non fa che aprirmi il cuore e pensare che nonostante li abbia lasciati andare e abbia dato loro tutti gli strumenti possibili, mi chiedano ancora consigli…significa che ho ancora qualcosa da dire!».
Dal 1989 ad oggi sono più di duemila gli infermieri e gli operatori sanitari che si sono formati sotto la guida di Suor Ernesta (la media annua è di 50 laureati l’anno); da dieci anni la scuola è diventata Polo didattico acquistando ancora più prestigio e al tempo stesso più responsabilità.
Un traguardo voluto da Suor Ernesta e dai suoi collaboratori che non smette mai di ringraziare per il loro supporto.

Appena arrivata a Livorno nel 1988 sr.Ernesta  ha dovuto affrontare non poche difficoltà di inserimento Certo, una suora “a capo” della Scuola Infermieri , e molti sono gli ostacoli che ha dovuto superare per farsi accettare: «ho sempre cercato di rispettare tutti, tentando di creare un ambiente apolitico e aconfessionale. Ho avuto studenti musulmani, ebrei ed altri che “non credevano” che certamente ha rappresentato una esperienza positiva  nella diversità.
Quando i ragazzi sono quasi al termine del loro percorso, il dialogo è aperto, si parla come in famiglia e si riesce a far passare valori che un domani coinvolgeranno la loro professionalità».

Dopo quasi trent’anni a Livorno, però è arrivato il momento dei saluti ed è inevitabile sentire un vuoto: lasciare quella che è stata per tre decenni la sua “casa” non sarà un gioco da ragazzi: «sento il distacco, inutile negarlo ma sono mesi che mi preparo. Accetto questa decisione con serenità ma anche con ragione. Ho sempre affidato tutto alla Misericordia del Signore chiedendo a lui di valorizzare tutte le opportunità che mi si presentano, il mio impegno, la mia fatica e continuerò a farlo specie in questo momento in cui ancora non conosco il mio futuro e il mio prossimo incarico».

A sostituire Suor Ernesta saranno due dottoresse: la dott.ssa Chiara Pini per l’insegnamento di Etica e Bioetica e la dott.ssa Moira Borgioli per quanto riguarda il coordinamento del tirocinio e del Polo didattico.
«Il Signore, come tiene a precisare, accompagnerà  e veglierà su tutti noi»  sostenendo le persone a cui viene affidato il compito di continuare  il cammino intrapreso da sr.Ernesta
«Siate segni di contraddizione e presenze umanizzanti vicino al malato» è l’ultimo suggerimento che ci dona prima di andare via.
Grazie di cuore, è tutto quello che semplicemente le diremo insieme a molti allievi ed ex allievi Venerdì 18 settembre alle 16.00 durante la S. Messa presieduta da monsignor Giusti nella Cappella dell’Ospedale.
Una donna, una religiosa che ha lasciato il segno, un esempio di carità e umanità a cui ispirarsi.

Martina Bongini

Lunedì 7 settembre 2015

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