Stati Generali degli oratori a Matera. C’era anche la diocesi di Livorno

Dal 10 all’11 settembre si è svolta l’Assemblea annuale del FOI, Forum Oratori Italiani, un incontro formativo nazionale per animatori, educatori e coordinatori degli oratori italiani, organizzato dal Servizio nazionale per la Pastorale Giovanile CEI.

Una sorta di Stati Generali per gli oratori, perché fino al 10 settembre la FOI è stata un’associazione indipendente dal  SNPG, Servizio Nazionale di Pastorale Giovanile e  da oggi diventa un settore di questo servizio a tutti gli effetti. Il direttore don Michele Falabretti, pur restando il responsabile nazionale SPNG-FOI, affida la segreteria del settore degli oratori all’attuale presidente della FOI, don Riccardo Pascolin e ad un’equipe di sacerdoti, per creare legami, per costruire e per studiare come deve essere oggi un oratorio. Siamo andati a rappresentare la diocesi di Livorno io, padre Gabriele e don Fabio Menicagli.

L’assemblea inizia con la relazione di don Falabretti ” L’oratorio come strumento pastorale”, che spiega come deve essere un oratorio oggi: non solo un luogo, una struttura dove svolgere delle attività, piuttosto un progetto educativo che racchiuda catechesi, sport, doposcuola, teatro, formazione, preghiera, laboratori, grest e tempo libero. L’oratorio è lo strumento dell’educazione – medicina per la Chiesa, esercizio di cura, esercizio di comunità: accoglie i ragazzi, offre il cuore e compie i gesti di Gesù- dice don Michele, e continua – l’oratorio è la cosa più bella del mondo, ma sappiamo essere un vero oratorio? Le strategie sono opportunità o limiti da superare? La comunità è presente? Gli animatori sono formati? . Il secondo intervento dell’Assemblea è della prof.ssa Alessandra Augelli, docente dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, che illustra la relazione “La progettazione in oratorio: aspetti pedagogici”, spiegando l’importanza di un progetto educativo inteso non come strumento ma come azione, i ruoli e le funzioni, gli attori e i destinatari e insegnando a progettare con. La progettazione è un passaggio dall’educatore all’educato, un fare complesso e dinamico, non una semplificazione; è uno studio del territorio, una lettura dei bisogni per pianificare gli interventi anche economici, gli  obiettivi e i  percorsi. Tre sono le dimensioni chiave che ogni azione educativa deve considerare per progettare un oratorio: spazio, tempo e corpo. Tre sono le competenze fondamentali: dosare le energie, allenare la riflessività, verificare. Il terzo intervento della giornata è di don Stefano Guidi, direttore della FOM ( Fondazione Oratori Milanesi) con la relazione “Progettazione e aspetti pastorali” che affronta il tema del discernimento educativo, la pastorale dei volti, la spiritualità della relazione educativa. Mette in evidenza anche le varie criticità dell’oratorio: fare e non lasciare fare; non essere testimoni di Gesù ma essere altro; controllare e non incontrare. Don Stefano dice che – la relazione educativa è occasione di conversione intima e profonda per la Chiesa, che, infatti, ritrova se stessa e si ritrova rinata in forma nuova incontrando l’altro… la pastorale, intesa come cura dell’altro e la relazione educativa , intesa come evento spirituale, diventano criteri di verifica – . La progettazione educativa è un vero e proprio esercizio di discernimento che ha degli effetti: in oratorio la Chiesa si reinventa; si incontra la realtà; la comunità cresce, si coinvolgono diversi carismi; si tiene accesa e viva la luce della memoria di Gesù nell’ascolto dello Spirito; si assume lo stile dell’animazione parlando il linguaggio dei giovani; avviene l’iniziazione umana alla vita. Infine, vengono definite le dimensioni della progettazione educativa: dimensione pasquale, affettiva, intellettuale, itinerante e quella della prossimità. Il giorno successivo l’assemblea prosegue con la relazione di don Luca Ramello, incaricato regionale per la pastorale giovanile del Piemonte e della Valle D’Aosta “Modelli di oratori: progetti e sfide” che porta uno studio eseguito con la propria equipe di educatori, formatori e animatori, dopo aver visitato una serie di oratori italiani. Don Luca individua sei criteri degli oratori, ognuno con due polarità e una criticità, questi i risultati:

1° criterio: ISPIRAZIONE ( educazione / evangelizzazione) – mancanza di ispirazione

2° criterio: DEDIZIONE ( educatori credenti laici / clero e religiosi) – scarsità di figure carismatiche

3° criterio: SGUARDO (comunità/ giovani generazioni) – fare categorie

4° criterio: METODO (linguaggio della fede/ linguaggio per la fede)- isolamento

5° criterio: PROPOSTE ( attività/ struttura e luogo) – non creare appartenenza a Cristo e alla Chiesa

6° criterio: ORIZZONTI ( vita ecclesiale/ testimonianza nel mondo)- non lasciare andare via i giovani verso il proprio progetto di vita

Termina don Luca la sua esposizione con una metafora “fare oratorio è stare presso la croce di Cristo come Maria, Giovanni e le donne e ascoltare cosa Gesù disse loro, per imparare ad avere il suo sguardo, donando e accogliendo. Solo facendo così l’oratorio sarà secondo Cristo”. L’assemblea finisce con un confronto e l’ascolto dei vari studi fatti nei laboratori. Don Michele Falabretti  interviene dicendo che  l’oratorio è una grande unica azione, tutto concorre, tutto serve per crescere, quindi, bisogna investire per formare i ragazzi e farli diventare a loro volta formatori. Conclude ancora dicendo che – bisogna procedere con cautela, essere piccoli e mano a mano crescere, non si nasce oratorio ma si diventa come l’essere cristiani. Spendere tempo con i giovani è il più prezioso tempo che c’è!-

Monica Calvaruso

14 settembre 2018