Quella grotta in Thailandia, come il ventre di una donna

Daniela Musumeci, biologa, responsabile del Movimento per la Vita di Livorno, offre sulle nostre pagine, la lettera che ha scritto a tutti i sostenitori del Progetto Gemma, per il quale è la referente: Una riflessione sulla situazione dei bambini imprigionati nella grotta in Thailandia, paragonata alla difficoltà e bellezza del nascere.

Carissime, carissimi,
mentre scrivo questa lettera, leggo su internet che altri quattro bambini, intrappolati nelle grotte tailandesi sono stati tratti in salvo: mi pervadono gioia e speranza e ringrazio Dio per aver ridato otto figli ai loro genitori, confidando che anche gli altri quattro possano rapidamente tornare ai loro cari.

Gli occhi del mondo hanno visto quei volti, emaciati come spettri, emergere dal buio della grotta, appena schiarita dalla luce di una torcia e credo proprio che in quel momento il cuore di tutti si sia stretto attorno ai loro, battendo all’unisono. Gli occhi del mondo hanno anche visto un popolo in preghiera che, come un coro ecumenico, umilmente chiedeva dall’alto un aiuto superiore alle forze umane!

Vi rendo partecipi della riflessione che spesso faccio in avvenimenti più drammatici, vicini o lontani come questo, in cui la vita umana, in particolare se di bambino, è in pericolo. Quella grotta nascosta nel cuore della terra, invisibile e lontana dagli occhi e dal cuore del mondo, mi ricorda l’utero nel ventre di una donna quando una vita umana inizia la sua storia costruendosi la sua “grotta”, ancora all’insaputa del mondo ed della sua stessa mamma! Quella grotta come rifugio sicuro, comodo, caldo, lontano da terremoti ed alluvioni, provvido di alimenti e di difese, è l’esperienza primordiale che tutti noi abbiamo inconsapevolmente vissuto. Raggiungendo il fisiologico compimento, quella grotta si apre al mondo e presenta la gemma preziosa che ha custodito nel segreto, suscitando stupore e gioia, festa grande per i vicini e per i lontani: è venuto alla luce un figlio, un figlio dell’uomo!

Eppure quella grotta troppo spesso diviene insicura, non tanto perché mal costruita ma perché forze maligne ne violano la sua dignità rendendola lontana sia dagli occhi che dal cuore; ed allora lo stupore diviene indifferenza, i cuori non battono più all’unisono ed anche le preghiere dei pochi credenti sembrano evaporare nella solitudine, fino a che quella grotta che racchiude la vita appena scoccata viene tragicamente raggiunta da strumenti di morte.

Daniela Musumeci

10 luglio 2018