Per aiutare le famiglie ci vuole un’alleanza tra politica e società

Titti Di Salvo

Quando è stata nominata responsabile del dipartimento Mamme del Pd, sono state più le polemiche sulla decisione di un partito di sinistra di dotarsi di un organismo simile che le valutazioni circa la centralità del tema-natalità nel Paese. In questa campagna elettorale, Titti Di Salvo può prendersi la sua rivincita perché famiglia, maternità e bambini sono al centro dell’agenda. «Noi veniamo da un’esperienza di governo e quindi è ovvio che innanzitutto dobbiamo ricordare le cose già fatte: la legge contro le dimissioni in bianco, l’estensione del congedo di paternità, l’inclusione del periodo di maternità nei premi aziendali, le risorse per nidi e welfare aziendale… Potrei continuare, ma comprendo la richiesta delle famiglie e delle mamme italiane di un riconoscimento ancora più ampio e forte». L’adesione del Pd al Patto per la natalità proposto dal Forum delle associazioni familiari, quindi, «va dato per scontato». «E ciò che ci piace – spiega Di Salvo – è innanzitutto l’idea di patto, di alleanza. Perché la politica ha grandi responsabilità, ma ogni misu- ra è inutile se poi un’impresa licenzia una donna alla seconda gravidanza o se i sindacati non fanno la loro parte perché ci sia effettiva parità di diritti negli ambienti di lavoro». L’impegno, quindi, deve essere organico e coinvolgere tutti gli attori sociali.

Il fulcro è il fisco. Di Salvo non rinnega i bonus ma pensa che quelle risorse e altre da trovare possano essere messe a disposizione di un «assegno universale» per i figli che arrivi in supporto anche delle lavoratrici autonome, ora escluse dalle tutele. Ma il piano, ricorda, deve essere organico. E quindi ulteriore estensione dei congedi parentali, Iva al 5 per cento per i prodotti dell’infanzia, detrazioni per baby sitter e badanti, investimenti per servizi e nidi «cambiando un modello di welfare ancora basato sul sistema sociale e produttivo degli anni ’70». «Ciò che ci caratterizza come Pd – conclude Di Salvo – è che noi già abbiamo iniziato nonostante la fase economica difficile. Con una crescita che diventa più solida, ci dedicheremo, proprio partendo dalla natalità, a ricomporre le fratture causate dalla crisi».

(M. Ias.) – Avvenire

11 Gennaio 2018