“Pane dal cielo” conclude la “Settimana per la vita”. Un film per capire

Con la proiezione del film “Pane del cielo” presso il cinema-teatro dei salesiani in Viale Risorgimento, si sono concluse le manifestazioni diocesane della “Settimana per la vita”. Daniela Musumeci, responsabile a livello locale del “Movimento per la vita”, prima della programmazione del film, ha ricordato come la CEI, a iniziare dal 1978, in opposizione alla Legge sull’aborto, istituì la “giornata della vita” per la prima domenica di febbraio di ogni anno. Il film che andremo a vedere -ha aggiunto- vuole dimostrare il valore della vita attraverso un bambino che due “barboni” trovano abbandonato in un cassonetto. Ha terminato l’introduzione illustrando ai presenti gli scopi che vengono proposti dal Movimento per la vita, nonché i servizi di accoglienza che la Diocesi di Livorno mette a disposizione delle donne e dei nascituri, e anche i meriti dell’Associazione “La quercia millenaria” che accoglie le giovani con gravidanze particolarmente difficili.

Poi il diacono Andrea Zargani che cura il cineforum salesiano ha dato alcune indicazioni preliminari sul film che ha avuto come regista Giovanni Bedeschi e si è avvalso della partecipazione di Paola Pitagora. Il messaggio del regista -ha detto- è quello di mostrare l’umanità dei personaggi, la loro disponibilità interiore verso il cambiamento al bene che si realizza “nel vedere o nel non vedere” il bambino salvato nel cassonetto. Due senzatetto, Lilli e Annibale, sono i protagonisti di questo film drammatico, che “danno una risposta etica al dono della vita”. Tutto avviene nella Milano industriale, in cui i sobborghi si alternano alle luci multicolori della città, del “Pirellone”, e degli edifici dei gruppi bancari, dove i barboni con le loro misere coperte trovano rifugio per dormire, un film che vuole rendere “visibile una realtà (il bambino) con gli occhi del cuore”.

Il Vescovo, Mons. Simone Giusti, è stato presente all’intera proiezione, e al termine, commentando il film, ha detto che si era trattato “indubbiamente di una bella favola, con una conclusione non retorica”. Ha citato una frase del poeta e saggista francese Charles Peguy che diceva: “Non si vede che per i bambini”, oggi invece a causa del nostro narcisismo e individualismo “non vedi e non ti accorgi dell’altro”, occorre perciò “scoprirsi figli di un padre e ritrovare il Padre”, “ci troviamo di fronte ad un egoismo del cuore che non vede più l’amore”.

Gianni Giovangiacomo

11 Febbraio 2019