Non esiste la normalità, esiste la persona umana. Una settimana al Cottolengo

Si è conclusa domenica la settimana di servizio dei seminaristi di Livorno al Cottolengo di Ducenta. Quante cose hanno portato con sé in questi giorni, sicuramente si è ritornati diversi da come si è arrivati, perché il rapporto con “gli ospiti” ti cambia la vita.

Nei loro occhi c’era tanta pace, erano sereni, sapevano che accanto avevano chi avesse cura di loro, si fidavano e affidavano completamente a loro e in cambio ti davano tanto amore.

Qui avverti il valore della Persona umana che va oltre le capacità o le abilità intellettive, c’è la Persona che va nel profondo ed è in quel profondo che è ad immagine di Dio. Tutti abbiamo bisogno d’amore, tutti abbiamo bisogno di uno sguardo amico che ci incoraggia e ci sostiene ad essere se stessi così come siamo. Non esiste la normalità, esiste la Persona umana nella sua natura più profonda che tocca le vibrazioni dell’essere una sola cosa col suo Creatore.

Si, qui tocchi con mano che la perfezione di Dio non consiste nelle capacità ma nell’amore, nell’essere unici e irripetibili, nell’essere creati per far cogliere un volto non ancora conosciuto di Cristo. E davanti a ogni creatura scorgi la sua grandezza, la sua appartenenza a questo grande mistero che ci rende cooperatori del Creatore nel generare bellezza e atti concreti della Presenza di Colui che non ha mani per abbracciare ma ha le nostre mani, che non ha volto per guardare ma ha i nostri occhi e che non ha labbra per testimoniare ma ha la nostra bocca per narrare le meraviglie che ha compiuto.

Di fronte a una piccola donna paralizzata nel suo letto dalla nascita, perché il corpo non è stato creato per camminare, tu resti in silenzio ma quando guardi i suoi occhi che si spalancano pieni di luce di fronte a chi recita un Ave Maria non puoi che restare stupito e cantare una canzone a Maria e lei con i suoi grandi occhi e il suo sorriso ti apre il Paradiso.

Forse scopri che la preghiera ha radici più profonde di formule o riti, scopri che è quel canale oltre che ti spalanca l’Eterno quando e come loro riesci ad affidarti a un Dio che ha cura di te in tutto e segue i tuoi passi dall’origine.

Non ci sono parole per descrivere l’esperienza di una settimana al Cottolengo, basta solo la testimonianza di tanti volontari che da anni portano gli ospiti al mare perché è diventata una famiglia e vedi i giovani catapultati in una realtà più grande dove il contatto con loro gli cambia la vita, gli fanno scoprire che cosa significa amare e da lì nasce anche il miracolo di tante coppie cristiane.

Nessuno sa dove ci porterà la condizione umana e le suore del Cottolengo come le donne della speranza, che non si sono fermate al sepolcro, sanno che la bellezza non può fermarsi difronte a un corpo martoriato, c’è di più, l’amore va oltre la vita e lascia che si crei una fratellanza nuova non più legata alla razza, al prestigio sociale, alla lingua ma alla voce del profondo dove solo chi ama ne sente la voce.

Claudio Votino

11 luglio 2018