L’intervista rilasciata a Il Telegrafo. “L’acqua è una benedizione, è l’uomo che non sa gestirla”

In questi giorni in cui Livorno è arrivata all’attenzione della cronaca nazionale, purtroppo per la tragedia del nubifragio, mons. Giusti è stato contattato da numerose testate giornalistiche per rilasciare dichiarazioni in merito ai fatti accaduti. Qui di seguito pubblichiamo quella rilasciata a Diego Caselli, direttore de Il Telegrafo.
“L’acqua è sempre una benedizione. In estate può essere un gavettone che non ti aspetti e ti ammolla, ma anche un atteso refrigerio per combattere l’afa. L’acqua è sempre una benedizione”. Non ha dubbi monsignor Simone Giusti, vescovo di Livorno. Che, fortemente provato dopo una giornata – quella di ieri – passata vicino alla gente di Montenero, Colline e Monterotondo, prende la parola con spirito critico, ma con la speranza viva della fede. Una fede che vuol trasmettere alla popolazione, ferita da una tragedia immane e ancora incredula di un bilancio infernale.

Eccellenza, anche la bomba d’acqua di ieri può dirsi una benedizione?
“L’acqua è una benedizione e su questo non v’è dubbio. La colpa è dell’uomo quando non sa gestirla. Il problema sta qui, solo qui”.

Quindi lei ritiene vi siano delle responsabilità oggettive? Insomma la catastrofe poteva essere evitata?
“Questo lo dirà la magistratura! Ciò che è evidentemente è che non si è stati capaci di gestire una situazione critica. In tutta questa vicenda di morti e distruzione vi sono state azioni improvvide come la tombatura del Rio Magno? Bisognerà fare verità! Occorrerà rivedere i protocolli di evacuazione della Protezione Civile per le zone a possibile esondazione? Sono domande che di fronte al disastro legittimamente affiorano e per la verità mi sono già state poste dalla popolazione alluvionata.”

Molti dei danni si sono registrati nelle zone collinari. Com’è la situazione a Montenero?
“Un disastro. I miei monaci mi hanno confermato che dalla collina è venuto giù un mare di fango. Abbiamo avuto acqua a valanga al Santuario Mariano e anche alla scuola materna parrocchiale che è stata devastata”.

Una collina che fa paura…
“Sì, proprio così. Sono necessari urgenti lavori per regimentare le acque e se non si fanno quanto prima quanto accaduto domenica notte si può ripetere.”

Perché i lavori non si fanno?
“Non tutto compete ai Monaci. Ad esempio la via del Poggio spetta al Comune. Da anni abbiamo pronti dei progetti di riassetto almeno del comparto dell’Aula Mariana ma non si riesce a partire.”

Come mai?
“Siamo in attesa da due anni della VIC (ovvero Verifica Interesse Culturale) da parte della  Soprintendenza di Pisa, speriamo che questo dramma acceleri le autorizzazioni.”

Un progetto pronto per essere messo in atto.
“E’ già stato dichiarato ammissibile ai fondi CEI 8xmille ed erano stati stanziati già dei fondi consistenti, ma per ora siamo fermi.”

La zona collinare è fortemente danneggiata, così come altri quartieri della città nell’area sud est. Cosa fa la diocesi?
“Intanto la CEI ha messo a disposizione della Diocesi di Livorno un milione di euro. Si tratta di un finanziamento per venire incontro alle prime necessità della popolazione. Già da ieri (domenica) la Caritas diocesana è sul campo e ancor da prima dell’arrivo dei contributi, è al fianco della popolazione per le necessità primarie.”

Chi può richiedere un aiuto?
“Chiunque. Basta rivolgersi al parroco che ‘certificherà’ la validità della richiesta oppure rivolgersi direttamente a Caritas.”

Cosa coprirà questo milione?
“Ripeto, le spese di prima necessità. Dal cibo ai vestiti, al materiale didattico dei figli”.

A proposito di scuole…
“Sì, dice bene. Se vi saranno delle scuole statali (oltre a quelle parrocchiali) che avranno bisogno perché danneggiate di materiale didattico, non esitino a chiamarci. Ci siamo”.

Livorno 11 settembre 2017