Le benedizioni: una pratica… di speranza. L’esperienza a Valle Benedetta

La nostra Abbazia rimane il segno che al di là di tutte le sofferenze, odi, ingiustizie e morti, c’è la grande celebrazione della Vita dove la nostra sete di infinito sarà saziata e ogni ferita di solitudine guarita. Vale la pena di continuare a camminare insieme, di proseguire il pellegrinaggio. C’è una speranza.

Questa la frase che accompagnava l’immagine distribuita quest’anno alle famiglie della Valle durante le benedizioni con l’annuncio della S. Pasqua. In essa si è cercato di esprime la certezza di una Vita che tutti avvolge e la forza per continuare il cammino intrapreso come comunità.

La benedizione delle famiglie si è svolta nella parrocchia di S. Giovanni Gualberto, a Valle Benedetta, per quattro sabati consecutivi, dalle 9,30 alle 18,00, con il bel intermezzo del pranzo generosamente offerto da una delle famiglie  della zona da benedire. Don Cristian in questa maratona è sempre stato accompagnato da una o più persone della comunità, ci sembra infatti importante che la comunità dia la propria testimonianza di presenza reale, di riferimento alle famiglie della parrocchia.

Per gli accompagnatori è stata un’esperienza forte di incontro umano. E’ infatti in questa occasione che si può avere la possibilità di incontrare le persone più diverse, nel loro ambiente, con i loro problemi, con le gioie e i dolori che in ogni casa sono presenti. Spesso abbiamo bisogno di toccare con mano, vedere con i nostri occhi persone e situazioni che ci sfuggono,  presi, come spesso siamo, in un vortice di cose da fare o fermi a pensare un po’ troppo a noi stessi e ai nostri problemi.

La giornata si concludeva alle 18 con la S. Messa celebrata presso la casa di una famiglia con persone anziane o malate o con disagi.

È stata anche questa una esperienza molto bella e sentita, oltre a don Cristian che presiedeva la celebrazione e agli accompagnatori della giornata, siamo confluiti in diversi nella casa ospitante. L’ultima sera eravamo una ventina, con chitarra, tastiera e flauto traverso.

È stato un modo per poter coinvolgere persone che per varie difficoltà, età, malattia, disagio, non partecipano o possono partecipare alla Messa domenicale. Liturgia Eucaristica semplice, ma veramente ricca di fraternità. Con il momento forte della preghiera in cui molti hanno potuto esprimere sentimenti di gratitudine, di richiesta al Padre di un cuore sempre aperto agli altri, di benedizioni particolari per persone care scomparse.

Rarissime sono state le famiglie che non hanno aperto le porte, succede…il prossimo anno si ritenterà…..C’è sempre una speranza.

Stella Ugazzi

12 marzo 2018