La soluzione non è fermare i flussi. Il Vescovo di Niamey spiega

“La soluzione non è quella di dire: fermiamo tutto, impediamo ogni passaggio. Dobbiamo piuttosto chiederci che cosa possiamo fare per coloro che passano per il Niger». Le parole di Laurent Djalwana Lompo, arcivescovo di Niamey, il primo di origine nigerina dalla fondazione della Chiesa nel Paese circa un secolo fa, sono pronunciate nell’arcivescovado, nel centro della capitale, all’indomani della celebrazione delle cresime avvenuta osservando draconiane misure di sicurezza, visto che il Paese non vive momenti facili per la sfida del terrorismo e per quella dei flussi migratori verso l’Europa, che passano di qui per prendere la via del deserto verso Libia e Algeria.Monsignor Djalwana, le migrazioni rappresentano un grande punto interrogativo. In Niger, Agadez è diventata una città nodale: sono stati aperti dei campi, per aiutare a sopravvivere ma non a fuggire verso Nord.

La soluzione non è quella di dire: fermiamo tutto, impediamo ogni passaggio. Dobbiamo piuttosto chiederci che cosa possiamo fare per coloro che passano per il Niger. La maggioranza di queste persone in effetti non è nigerina: cosa fa lo Stato, cosa fanno le nazioni europee, cosa possiamo fare noi? C’è gente che fugge la guerra, ce n’è altra che fugge dall’assenza assoluta di prospettive: a volte, la sola alternativa all’espatrio è cedere alle proposte in moneta sonante di Boko Haram o della delinquenza. E spesso sono le stesse famiglie che spingono i figli a partire.

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11 luglio 2018