La Scuola: tra Livorno e Rostock

Mario Lorenzini è stato l’autore di una raccolta di articoli pubblicati sul periodico “Il Centro”, poi raccolti in un volume dal titolo: “la Scuola di Livorno”. Si tratta di articoli che vanno dal 2008 al 2015, non includono quindi le vicende degli anni precedenti. Oggi Lorenzini vuole fare memoria di  un particolare avvenimento che lo ha visto tra i protagonisti nel lontano 1980.

Quale? Il gemellaggio Livorno-Rostock, organizzato e finanziato dall’Amministrazione Provinciale di Livorno, verso la città portuale del Baltico, facente parte, allora, della Repubblica Democratica Tedesca (la DDR), prima dell’abbattimento del Muro di Berlino. La permanenza di Lorenzini in quella città è stata di dodici giorni per la quale ha oggi scritto un diario che oggi fa parte dell’Archivio diaristico di Pieve Santo Stefano. La sua partenza avviene il 7 aprile 1980, la delegazione è dall’Assessore alle Finanze della Provincia e dai sindacalisti della Scuola della CGIL, Cisl, Uil e Snals di cui è rappresentante Lorenzini. Viaggio aereo Pisa-Roma-Vienna-Berlino Est, e da qui, in pullman, fino a Rostock. Da Berlino a Rostock ci sono 245 Km, la cosa che lo meraviglia è quella di non vedere nessuna pompa di benzina in un paesaggio desolato. Il soggiorno è a Bud Doberan a 20 Km dalla città, lì il gruppo viene integrato da due funzionari del Partito Comunista al potere. Alla sede del partito viene presentato il regime con tutte le sue realizzazioni. Con mille marchi, che sono la paga di un docente con 25 anni di servizio, si vive bene, e il 30%-40% del reddito nazionale viene speso per l’Istruzione pubblica, gli insegnanti lavorano dalle 19 alle 23 ore alla settimana. L’obbligo scolastico è dai 6 ai 16 anni, le elementari terminano alla 4° classe e le medie vanno dalla 5° alla 10° (che corrisponde alla nostra 2° superiore), il maestro guadagna la metà del docente.

I libri di testo sono uguali in tutte le scuole, sia della città che della campagna. I poveri -dicono- non esistono! I prezzi degli oggetti lasciano perplesso Lorenzini: un televisore a colori costa 2 milioni, una radiolina 75 mila lire, una bottiglia di vodka diecimila. Un centro scolastico tipo è formato da nido, materna e scuola dell’obbligo, è un modello di organizzazione apprezzabile perché nido e materna insieme favoriscono le madri lavoratrici. Alla scuola materna si insegnano la musica, il disegno, le scienze naturali, l’aritmetica, si pratica lo sport. Lo sport, molto considerato, sarà un elemento essenziale per tutto il ciclo. Le maestre lavorano 40-43 ore alla settimana, durante le lezioni non ci sono bidelli che intervengono solo al termine. Nella scuola dell’obbligo le aule sono impostate secondo le materie e le classi dei ragazzi vi si ruotano. Vengono fatti i primi paragoni: i mezzi che hanno a disposizione gli allievo non sono quelli dell’Italia!

Nessuno però dice ai ragazzi che in Italia c’è la libertà e lì no! Positivo è anche il fatto che vi sono 23 aziende consorziate per la formazione degli allievi. Gli allievi, a partire dalla 7° classe, svolgono attività pratica, e Lorenzini stigmatizza la chiusura in Italia dell’avviamento professionale! I ragazzi lavorano senza distinzione di sesso e anche le bambine si sporcano con la polvere di ferro, che differenza -dice- con le nostre! Negli incontri istituzionali: filippiche reiterate contro l’imperialismo e il capitalismo paragonati a “pericoli per l’umanità”. Visita poi all’Istituto Professionale, scuola superiore, frequentato da 500 apprendisti al commercio, alle vendite, all’agrotecnica, con corsi di due anni. Esiste anche un Liceo classico e un Istituto professionale per l’olivicoltura. Al sabato tutti i cittadini devono lavorare per la collettività, ma è vietato lasciare il paese e nessuno ha il passaporto! Alla domenica nessuno va a Messa, a un credente cattolico come Lorenzini questa cosa fa molto male e nota il loro vivere “con tanto materialismo e pochi sentimenti”. Una scuola dunque, quella della DDR, ben organizzata ma rigida, peccato che non ci sia spazio per la libertà! Una libertà che si avrà solo con la caduta del Muro di Berlino.

Gianni Giovangiacomo

11 aprile 2019