«La sconfitta della politica» La Chiesa scende in campo

Ero straniero e non mi avete accolto. Il coraggioso tweet del cardinale Gianfranco Ravasi è stato ieri il primo commento di un esponente ecclesiastico alla vicenda dell’Aquarius mentre era alla deriva in attesa di un porto dove sbarcare i 629 migranti. Il presidente del Pontificio Consiglio della Cultura ha citato una frase del Vangelo di Matteo e si è esposto sui social agli strali dei molti supporter della scelta del governo italiano di chiusura dei porti ai profughi. Ma in tutta la giornata non sono mancate le critiche di prelati, religiosi e associazioni cattoliche verso la linea dura.

Un altro cardinale, l’arcivescovo di Agrigento e presidente della Caritas italiana Francesco Montenegro non ha usato giri di parole. «Credo che questa non sia una vittoria dell’Italia, ma una sconfitta della politica e dell’Ue in particolare che non sa gestire queste emergenze e prova a far rimbalzare la palla delle responsabilità mentre degli esseri umani rischiano. L’Europa deve prendere atto che nessuno può fermare questi flussi epocali e non è chiudendo porti che si troverà una soluzione. La prossima volta che si fa? Si aspetta di volta in volta che un Paese si faccia generosamente avanti? Facciamo un bel sorteggio? Con la vita umana non si può giocare!».

Anche il messaggio su twitter dell’arcivescovo di Madrid, cardinale Carlos Osoro Sierra non lascia dubbi: «Il mandato è chiaro: ero forestiero e mi avete accolto. Al di là delle considerazioni politiche e legali, quando si legge la vita a partire dal Vangelo, si va a cercare l’altro. Aquarius è una chiamata di Cristo all’Europa». La Comunità di Sant’Egidio chiede invece al governo M5s-Lega di continuare a salvare e, al tempo stesso, invita i Paesi Ue ad assumersi le loro responsabilità: «Le navi, come l’Aquarius, possono attraccare nei porti italiani o in altri porti mediterranei, ma i differenti Stati europei, non solo l’Italia o la Grecia, dovrebbero condividere l’accoglienza facendosi carico, ognuno, di una quota di profughi. Il ricollocamento immediato di chi chiede asilo – come già sperimentato – alleggerirebbe l’impegno del nostro Paese e faciliterebbe l’integrazione, la più grande sfida vissuta attualmente dall’Europa alle prese con l’immigrazione», afferma Sant’Egidio che invoca «interventi più incisivi e di lunga durata nei Paesi di origine insieme alla riapertura di vie di ingresso regolare per motivi di lavoro, dato il preoccupante calo demografico in Europa».

«Aver negato il permesso all’Aquarius di attraccare e di sbarcare con centinaia di profughi a bordo, è stato un comportamento vio- lento e disumano». Questo il commento del vescovo Giovanni Ricchiuti, presidente di Pax Christi Italia: «Ascoltare le orgogliose parole di autocompiacimento di ministri del nostro Paese per aver ‘alzato la voce’ è misera soddisfazione. È la stupida vittoria di chi pensa di affrontare in questo modo il dramma dell’immigrazione ». In una nota della presidenza nazionale le Acli si appellano al premier Conte affinché intervenga tempestivamente a tutela della vita. «Dall’inizio dell’anno sono morte almeno 750 persone in assenza di politiche condivise dell’Ue. Non è il consenso interno che deve guidare la linea sull’immigrazione». Anche la Cisl, col segretario generale aggiunto Luigi Sbarra, chiede che l’Europa sia più decisa nella risposta solidale. Molto severo il Centro Astalli, servizio dei gesuiti per i rifugiati. «Se l’Italia antepone dimostrazioni di forza e di peso politico alla vita dei migranti – ammonisce il presidente, padre Camillo Ripamonti – è chiaro che umanità e dignità delle persone divengono secondari rispetto al tutto il resto. Abbandonare innocenti in mare non può mai considerarsi una strategia politica ma rimane inequivocabilmente una violazione dei diritti umani di cui saremo chiamati a rispondere». Il Centro Astalli chiede nel medio periodo «vie legali d’ingresso per chi ha diritto a chiedere asilo in Europa attraverso programmi di reinsediamento che prevedano il coinvolgimento responsabile di tutti i membri dell’Ue e la riattivazione di quote d’ingresso per stranieri».

Maggiore coinvolgimento europeo e un doppio ruolo italiano stanno nell’appello all’esecutivo daipadri comboniani. «È corretto e giusto che il governo italiano faccia sentire le propria voce a Bruxelles chiedendo ai partner di farsi carico anche loro del dossier migranti. Ma – aggiungono i missionari – l’Italia non può sottrarsi al dovere di accogliere persone che, in gran parte, cercano di costruirsi una vita migliore in Europa e che, in alcuni casi, fuggono da guerre e da regimi dittatoriali. È importante che l’Italia mantenga un doppio ruolo: essere porto sicuro per i migranti e non smettere di sollecitare l’Europa a trovare soluzioni percorribili».

Dal presidente di FocsivGianfranco Cattai, che rappresenta 84 Ong cattoliche italiane, critiche alla linea dell’intransigenza di Salvini considerata strumentale. «Fare azioni e dichiarazioni con le urne aperte per prendere più voti è una grave violazione non solo verso la propria funzione di rappresentante dello Stato, ma una mancanza di rispetto verso la libertà di scelta democratica dei cittadini italiani. Una tattica che fa cultura e segna un pericoloso precedente. Non si possono chiudere le porte a chi ha bisogno. Non si lasciano in mare donne, bambini, uomini disperati e provati». Le Ong di ispirazione cristiana, conclude Cattai, «sono dalla parte dei sindaci disubbidienti e dell’umanità».

Il presidente dell’Ong dei salesiani Vis Nico Lotta, definisce «irrituale» quello che sta accadendo, con le operazioni di salvataggio delle persone a bordo della Aquarius rifiutata nei porti italiani «coordinate dal Centro nazionale di coordinamento del soccorso marittimo della Capitaneria di porto di Roma. Le Ong agiscono in base ad accordi con il governo e a protocolli definiti».

La richiesta a Salvini di restare umano arriva infine da don Mosè Zerai, l’angelo dei profughi: «La mancanza di solidarietà europea non bisogna farla pagare infliggendo ingiuste sofferenze e disagi a donne e bambini bisognosi di protezione e sicurezza. Faccio appello alla sua coscienza di uomo e di padre: sia più umano ».

L’impegno all’ospitalità
39 LE DIOCESI ATTIVE NELL’OSPITALITÀ DI RICHIEDENTI ASILO SUL TERRITORIO

25mila I POSTI RESI DISPONIBILI PER L’ACCOGLIENZA DA PARTE DELLE PARROCCHIE IN QUESTI ANNI

40% LA QUOTA DI DOMANDE DI PROTEZIONE INTERNAZIONALE CON ESITO FINALE POSITIVO

Paolo Lambruschi – Avvenire

13 giugno 2018