La necessità di una regia comune tra enti ed associazioni per ottimizzare i servizi sociali. L’intervista a Laura Brizzi

dott.ssa Laura Brizzi, direttore Servizi Sociali Usl Toscana Nord Ovest

Una vita dedicata agli altri, quella del direttore dei servizi sociali della USL Toscana Nord Ovest Laura Brizzi.
Fin dall’adolescenza la sua “vocazione” è sempre stata quella del volontariato grazie forse anche agli insegnamenti scout e alla vita vissuta nella parrocchia del paese di origine, il suo tempo libero è sempre stato  dedicato alle persone in difficoltà;  il volontariato poi si è trasformato in qualcosa di più grande, tanto da farne il suo lavoro.
Dopo gli studi di servizio sociale, il lavoro al CEIS in una comunità di recupero di ragazzi tossicodipendenti ed altri incarichi simili, è approdata ai vertici dell’azienda sanitaria come direttore dei servizi sociali.
Una “missione” piuttosto complicata soprattutto perché con l’unificazione delle aziende sanitarie di Pisa, Livorno, Massa Carrara, Lucca e la Versilia, il lavoro non soltanto è molto impegnativo in termini di quantità ma piuttosto in termini di qualità; unificare più aziende che presentano caratteristiche diverse è infatti un lavoro piuttosto complicato.
“Ogni territorio, come ci spiega durante la nostra chiacchierata la dott.ssa Brizzi, ha le proprie esigenze ma soprattutto la propria struttura; il mio compito è quello di intervenire con una regia che possa distribuire le risorse in maniera equa che possa rispondere alle esigenze di ognuno”.
Grazie ad una nuova strutturazione interna del dipartimento, ogni utente preso in carico, oltre ad avere un assistente sociale di riferimento ha anche un responsabile diretto “noi sappiamo sempre chi è il diretto responsabile delle decisione, racconta ancora Brizzi, non c’è dispersione ma un nome preciso a cui fare sempre riferimento”.
L’azienda USL Toscana Nord Ovest ha al suo interno circa 200-240 assistenti sociali che si occupano di anziani, disabili, dipendenze, cure palliative, malattie degenerative e malattie psicologiche (tutta l’area che riguarda il materno-bambino è di competenza del Comune, con il quale attualmente l’azienda sta cercando di collaborare per stipulare procedure e protocolli sulle competenze genitoriali).
“Quello che cerchiamo di costruire per ogni paziente che necessita della nostra assistenza è un progetto di vita, spiega il direttore, io credo molto nella valorizzazione delle capacità delle persone e i percorsi che vengono pensati per ogni persona dovrebbero partire da questo. L’idea poi è quella di creare una regia comune che metta insieme i servizi sociali e i servizi sanitari”.
“Il problema, continua, è che purtroppo, per esempio in particolar modo l’area di Livorno, ha al suo interno valide risorse e competenti professionisti ma manca una regia, un’organizzazione che permetta di fare rete; c’è un grande problema di autoreferenzialità. Se tutte le capacità fossero condivise si risolverebbero molti più problemi”.
Un’altra area di cui si occupano i servizi sociali, che ultimamente ha visto crescere il numero degli utenti è quella dei minori stranieri non accompagnati che solo nel 2017 (dal 1 gennaio al 31 ottobre) sono stati in Italia 14.579.
Per far fronte a questa urgenza l’azienda ha messo in atto 42 progetti tra cui la realizzazione di appartamenti dove riunire questi ragazzi, ormai adolescenti ma non ancora adulti, che si trovano in una situazione di completo spaesamento.
Nell’area sono stati 13 gli appartamenti realizzati e saranno presto monitorati da una commissione di vigilanza che entro marzo dovrà presentare un report in merito.
“Questi ragazzi, racconta Brizzi, vivono una situazione molto particolare: sono giovani dai 14 ai 17 anni, da soli, in un paese straniero e per loro integrarsi non è affatto semplice”.
Non possono lavorare né tantomeno andare a scuola, per loro l’integrazione è ancora più difficile che per un adulto ed ecco che il direttore lancia un’idea che potrebbe non solo aiutare i ragazzi ma creare una vera e propria forma assistenziale unica nel suo genere, ovvero individuare, grazie alla Caritas o alle parrocchie, delle famiglie disposte ad accogliere questi ragazzi in affidamento per accompagnarli in un vero e proprio percorso di inserimento.
Vivere in una famiglia italiana, imparare non solo la lingua ma anche la nostra cultura per aiutarli a crescere e sentire loro questo nuovo paese.
“ È un sogno, confessa Brizzi, ma che sono convinta, se si riuscisse a realizzare sarebbe un enorme successo; la Regione Toscana in Italia in merito alla Sanità e di conseguenza ai servizi sociali è una delle regioni più all’avanguardia e questo potrebbe essere un ulteriore passo in avanti”.

Martina Bongini

Livorno 13/02/2018