La confessione: quel Sacramento un po’ trascurato

Don Piotr Kownacki, parroco della Chiesa s. Lucia di Antignano da tre anni, Direttore del CeDoMEI, e Responsabile dell’Ufficio Ecumenismo e Dialogo della Diocesi di Livorno, a conclusione dell’Anno della Misericordia, è stato invitato dal Serra Club di Livorno a presentare il Sacramento del perdono e della riconciliazione. Questo perché se da una parte, specie con il Giubileo, riusciamo a comprendere che Dio è Misericordioso, quando però dobbiamo accostarci al sacerdote per ottenere il perdono e quindi sperimentare la misericordia del Padre, vediamo che nella prassi il cristiano ha un comportamento che lascia quanto mai perplessi. A tal proposito infatti don Piotr ha subito messo in evidenza, al di là della complessità del tema della Riconciliazione  quanto esso sia un sacramento poco considerato nella Chiesa anche quella italiana; si direbbe quasi che sia un “sacramento orfano”. Esso parte dall’assunto evangelico: Convertitevi e credete al Vangelo e sta ad indicare che dobbiamo purificare il cuore nella grazia di Dio.

Guardando ai Padri dei primi secoli, ad esempio San Cipriano, richiama costantemente la comunità alla confessione: Origine parla di peccatori incatenati ai peccati e il peccatore non deve arrossire davanti al sacerdote il quale gli dà la medicina della guarigione. Giovanni Crisostomo ammoniva il peccatore dicendo: “ti vergogni di confessare il peccato mentre bisognerebbe vergognarsi nel commetterlo”. E’ chiaro dunque che il Sacramento della Penitenza offre una nuova possibilità di convertirsi e di recuperare la grazia della giustificazione come scrive in modo chiarissimo San Paolo ai Corinzi: “Siete stati lavati, siete stati santificati, img_0709 img_0710siete stati giustificati nel nome del Signore Gesù Cristo e nello Spirito del nostro Dio”. Il Signore stesso ha reso gli Apostoli partecipi del suo proprio potere di perdonare i peccati e ha dato loro l’autorità di riconciliare i peccatori con la Chiesa.

Nel corso dei secoli le modalità secondo le quali la Chiesa ha esercitato questo Sacramento, ha subito molte variazioni ma due sono gli elementi essenziali: da una parte gli atti dell’uomo che si converte sotto l’azione dello Spirito Santo: cioè la contrizione, la confessione e la soddisfazione; dall’altra l’azione di Dio attraverso l’intervento della Chiesa che mediante il vescovo e i suoi presbiteri concede nel nome di Gesù Cristo il perdono dei peccati e stabilisce la modalità della soddisfazione, prega anche per il peccatore e fa penitenza con lui, così il peccatore viene guarito e ristabilito nella comunione ecclesiale. La formula di assoluzione nella Chiesa latina, esprime in modo chiaro gli elementi essenziali di questo sacramento: il Padre misericordioso è la sorgente di ogni perdono e attua la riconciliazione dei peccatori mediante la Pasqua del suo Figlio, e il dono dello Spirito, attraverso la preghiera e il ministero della Chiesa.

Chi prova il perdono sente il desiderio di ritornare al Signore, avendo ricevuto il dono gratuito della Misericordia che ha aperto il cuore e porta beneficio a tutti perché il peccato non riguarda solo chi lo compie. Liberati dai peccati per grazia di Cristo diventiamo operatori di giustizia e di pace e siamo immersi nella misericordia di Dio.

img_0705Confessarsi dunque è entrare nel cuore di Dio. Noi che abbiamo sbagliato non dobbiamo solo pentirci, ma desideriamo entrare nell’amore di Dio che subito ci invita, fa festa e ci sentiamo figli. “Non è un esercizio psicologico ma è entrare nella grazia di Dio che ci aiuta ad essere più generosi con i fratelli, neppure è una grazia meritata ma riceviamo tutto in anticipo. Dio ancora una volta si fida di noi e dobbiamo aiutarci a viverlo e ad essere più generosi con i fratelli. Chi vive la generosità del Padre  la trasmette e celebra l’amore di Dio”.

Monica Cuzzocrea

Livorno, 24 ottobre 2016