La Cei: bene l’ok all’esenzione promosso il nuovo regime Imu

C’è serenità per un riconoscimento importante e non c’è spazio per la delusione negli uffici Cei di circonvallazione Aurelia a Roma, all’indomani della sentenza della Corte di Giustizia europea. Non a caso la evidenziava, fin dalle prime righe, il nuovo segretario generale monsignor Stefano Russo, in apertura della sua dichiarazione sul pronunciamento giurisdizionale da parte dell’organo unitario Ue riunito in Lussemburgo: cuore del dispositivo e della riflessione del Vescovo è infatti il riconoscimento della legittimità dell’Imu oggi in vigore in Italia. Quella che «prevede – ha evidenziato monsignor Russo – l’esenzione dell’imposta quando le attività sono svolte in modalità non commerciale».

Una distinzione necessaria, perché confermando la validità dell’impianto dell’Imu attuale, di fatto viene riconosciuto il lavoro e il ruolo di moltissime realtà non profit, non solo della Chiesa cattolica. La conferma che l’imposta attuale risponde al diritto europro viene dunque a confermare la distinzione fondamentale alla base dell’Imu, che cioè è legittima l’esenzione per attività che funzionano gratuitamente o con contributi simbolici o non adatti a raggiungere il pareggio di bilancio, perché mirate alla finalità sociale. Dunque, anche dal punto di vista terzo della Corte di giustizia dei Ventotto non c’è alcun privilegio, né aiuto di Stato – tanto a favore della Chiesa quanto delle altre migliaia di enti non profit – perché si tratta di opere destinate al bene comune.

È dunque acquisito che non rispondeva ad alcun principio di equità far pagare l’imposta comunale sugli immobili anche ad oratori, mense per i poveri, scuole materne che spesso nei piccoli centri sono l’unico sostegno per le famiglie, cinema di comunità, case di riposo per non abbienti e a tutte «quelle realtà assistenziali e sanitarie, culturali e formative», ricordate da monsignor Russo, aperte in tutte le diocesi italiane. Sullo sfondo piuttosto si riconosce una Chiesa cattolica che non chiede, né gode di alcun privilegio.

Al secondo punto il Segretario generale ha invece messo l’accento sul merito del pronunciamento: un «annullamento con rinvio» con cui la Corte censura la Commissione Ue, che avrebbe dovuto prima indagare ulteriormente le difficoltà di calcolo e riscossione da parte dell’Italia prima di dichiarare l’impossibilità di recuperare l’Ici nel periodo 20062011. Una sorta di difetto di motivazione, a fronte delle «numerose attività potenzialmente coinvolte, attività, tra l’altro, che non riguardano semplicemente gli enti della Chiesa» indica monsignor Russo.

Il terzo punto delle sue dichiarazioni racconta infine la Chiesa italiana oggi, impegnata a contribuire al bene comune, sia con le tasse, sia con le opere sociali. Che lavora in trasparenza, dotandosi di norme stringenti, anche oltre gli obblighi di legge, come per esempio per l’8xmille. Quel «senza eccezioni e senza sconti », scandito da monsignor Russo, indica che non c’è spazio per le zone grigie. Dev’essercene invece per chi con il volontariato e i progetti di promozione umana tra le molte povertà del Paese, lavora per alleviarle. «Abbiamo ripetuto più volte in questi anni che chi svolge un’attività in forma commerciale, ad esempio, di tipo alberghiero, è tenuto, come tutti, a pagare i tributi. Senza eccezione e senza sconti – chiarisce Russo – Ma è necessario distinguere la natura e le modalità con cui le attività sono condotte». Il discrimine è indispensabile, suggerisce il vescovo, e non autorizza «una diversa interpretazione» del pronunciamento. Sarebbe una lettura «sbagliata». Oltretutto dagli effetti iniqui, perché «comprometterebbe tutta una serie di servizi a favore dell’intera collettività».

da Avvenire

8 novembre 2018