Gli Orlando e il Cantiere Navale

Nei locali del Circolo Galliano Masini in Piazza Manin, la presidente dell’Associazione “Amici dei Musei”, Anna Maria Tomassi, ha aperto un incontro con la cittadinanza sul tema del Cantiere Navale livornese. Il Cantiere è importante -ha iniziato- perché rappresenta un “tutt’uno” con la nostra città, per questo abbiamo aderito alla richiesta che in questi locali si tenesse una esposizione del materiale storico del Cantiere: oggettistica, documenti, strumenti di lavoro, raccolti da Carmelo Triglia e che altrimenti sarebbero stati distrutti. Si tratta di un materiale -ha concluso- che meriterebbe di essere esposto in pianta stabile in un “Museo del mare”.

Ha preso quindi la parola la dottoressa Maria Teresa Lazzarini, già funzionaria dei Beni Culturali, “storica” del Cantiere, che ha evidenziato alcuni aspetti del libro che Carmelo Triglia ha recentemente pubblicato sul Cantiere. Un libro -ha evidenziato- diverso da quelli pubblicati in anni precedenti che riguardavano in modo particolare la famiglia Orlando, mentre  in questo si dà largo spazio alla vita degli uomini che hanno lavorato al suo interno. L’autore che ha vissuto ben 35 anni nel Cantiere si sente emotivamente vicino a quei lavoratori, ne è coinvolto esprimendo la propria passione così come ogni lavoratore si ritrova naturalmente nella sua storia. La Lazzarini ha poi ricordato che come funzionaria dei Beni Culturali aveva avuto l’incarico di tutelare il patrimonio culturale del Cantiere nel passaggio da questo all’Azimut Benetti. Si trattava di lastre fotografiche, di cimeli di vario tipo, documenti, ma soprattutto di modellini delle navi che gli Orlando avevano costruito nel corso degli anni. Sono stati così sottoposti a vincolo 91 modellini, che non rispecchiano il numero delle navi costruite, infatti molti, spesso per incuria, sono andati dispersi. La Lazzarini attraverso alcune foto ha mostrato alcuni di questi modellini custoditi entro teca dall’Accademia Navale e ha poi terminato parlando diffusamente del rapporto degli Orlando con l’arte.

Infatti alcuni pittori hanno abbellito le ville degli Orlando, sia a Livorno, sia a Torre del Lago, dove sono custodite opere di Angelo Tommasi, Panelli, Nomellini e di Rudolf Claudus. Carmelo Triglia, lavoratore del Cantiere, sindacalista, attualmente segretario provinciale della Federazione Pensionati CISL, ha spiegato i motivi della sua ricerca che ha dato origine al libro. Triglia, che è anche un esperto in arti marziali, ha citato nel libro una frase di un maestro di karate che diceva: “conoscere il vecchio è indispensabile per capire il nuovo”, questa è stata la sua motivazione insieme alla volontà di mettere in risalto “l’umanità delle tante persone” sconosciute a tutti e destinate all’oblio. Ha voluto evidenziare il sacrificio misconosciuto delle persone morte sul lavoro, molte per gli incidenti, altre, ancora oggi, dovute alle esalazioni dell’amianto. L’autore ha letto, estrapolandoli dal suo libro, alcuni articoli comparsi su alcuni giornali del settore quali “Il Martello” di estrazione comunista e “L’Ansaldino” periodico aziendale. Da un articolo di Franco Carnieri, pubblicato per l’inaugurazione dello Scalo Morosini, ha tratto il pensiero “difficilmente gli uomini comuni popolano i libri”, “è stato proprio questo pensiero -ha terminato- che mi ha spinto a scrivere il libro”. L’esposizione del materiale del Cantiere, allestita dall’architetto Cariddi Graziani, può essere visitabile il venerdì dalle 17 alle 19, il sabato dalle 10 alle 12 e dalle 17 alle 19 e la domenica dalle 10 alle 12.

Gianni Giovangiacomo

7 novembre 2018