È la missionarietà che motiva la parrocchia
La visita pastorale ai Salesiani

Con la preghiera del e per il Consiglio Pastorale in cui viene detto, tra l’altro, “Abbiamo bisogno di un Consiglio Pastorale vero, fatto da cristiani che stimano, rispettano ed amano la propria Comunità Pastorale…”, ha avuto inizio la visita pastorale del Vescovo, mons. Giusti, alla chiesa del Sacro Cuore retta dai Salesiani. Il parroco, don Felice, ha aperto l’incontro con la lettura di un brano degli Atti degli Apostoli in cui ha evidenziato la collaborazione che deve esistere tra sacerdoti e laici, e ha precisato che l’Assemblea parrocchiale costituisce il motore che deve animare la comunità attraverso l’azione delle varie Commissioni.

La Comunità si presenta
La presentazione al Vescovo è continuata con il Presidente del Consiglio pastorale, Davide Albanesi, che ha messo l’accento sul tema della Chiesa in uscita da individuare in un progetto realizzabile che preveda anche “un oratorio in uscita”. La gioventù fa fatica a trovare una identità e per questo scopo si potrebbero attuare dei corsi sull’affettività e su ciò che può aiutare il cammino dei giovani d’oggi. Hanno poi preso la parola i rappresentanti delle varie Commissioni: Liturgia e catechesi, Famiglia, Caritas, Riflessione e confronto. Don Francesco ha relazionato sulla Commissione Giovani: l’oratorio incontra ragazzi che provengono da situazioni di disagio familiare anche di altre parrocchie, a tutti loro viene offerto il doposcuola che è seguito da circa trenta ragazzi. Verso gli adolescenti si vuole instaurare “un clima di gruppo”, proponendo per i più grandi anche esperienze di servizio facendoli incontrare con gli anziani in disagio. Inoltre il “Progetto strada” coinvolge 20/30 ragazzi inviati dai servizi sociali e seguiti in modo del tutto gratuito. Le testimonianze delle attività parrocchiali sono proseguite con gli Scout, i Cooperatori salesiani, gli ex Allievi salesiani, l’Azione cattolica. Suor Barbara della vicina scuola di Maria Ausiliatrice ha lamentato di non aver spazio per accogliere tutti, anche quelli in situazioni più fragili provenienti da altre parrocchie. Anche per loro si fa il doposcuola e vengono inseriti nelle attività ludiche. Un pasto caldo viene fornito ad una ventina di persone e “anche se non si apre la porta, c’è qualcuno che cerca di sfondarla”, ma la carità la consideriamo come parte fondante della nostra missione.

Le considerazioni e i suggerimenti del Vescovo
Di fronte a questa realtà  il Vescovo ha fatto alcune considerazioni partendo da una premessa importante: quella di aver fatto in diocesi l’elogio della comunità salesiana, da cui nascono tante vocazioni, certamente frutto dell’opera che viene svolta. Ma quali sono i suggerimenti? L’obiettivo -ha chiarito mons. Giusti- è quello di fare un passo ulteriore, ma “sarete voi a valutare come si possa compiere questo passo”. Il Santo Padre dice che la Chiesa deve essere missione, “ospedale da campo”: bisogna chiedersi allora cosa questo vuol dire sul vostro territorio. Ci ridefiniamo dunque a partire dalla povertà, su cui agire con la misericordia, corporale e spirituale, senza pregiudizi ideologici, ma vivendo la carità nell’incontro con Cristo nel povero. E’ necessario -ha continuato- ridisegnare il volto della parrocchia, se il 47% dei bambini non viene battezzato dobbiamo chiederci cosa fare perché questo non accada più, “è la missionarietà che motiva una parrocchia in uscita e la fede si accresce donandola”. Parlando della liturgia e dei sacramenti il Vescovo ha sottolineato la necessità di compierli nel migliore dei modi, a cominciare dai funerali con i quali si possono avvicinare tante persone confortandole e dando loro la parola di Dio. Parlando da un punto di vista strutturale il Vescovo ha ricordato l’importanza che in una chiesa riveste l’ambone e la necessità che vi sia una Cappella per l’adorazione. La parrocchia, “famiglia di famiglie” impone una catechesi famigliare perché “non si può trasmettere la fede senza il coinvolgimento delle famiglie”, bisogna allora pensare a tanti gruppi famiglia per fascia d’età. Le domande che si pongono sono: Come fare a generare gruppi di giovani famiglie? Quale attenzione poniamo verso le coppie conviventi? Una occasione per incontrarle -ha continuato il Vescovo- potrebbe essere quella della benedizione delle case. Bisogna poi porre attenzione alle famiglie in difficoltà e chiedersi cosa si fa per andare loro incontro. E la Caritas? Dobbiamo imparare a parlare ai poveri di Gesù, “sarei contento di vedere i poveri a Messa la domenica”, infatti con i pacchi, con la mensa, noi serviamo i poveri ma non li includiamo, siamo incapaci di dar loro il Vangelo. E’ bene ricordare che proprio dai poveri che don Bosco aiutava, nascevano poi le vocazioni.

Riguardo alla iniziazione cristiana -ha evidenziato il Vescovo- le tappe devono sempre essere verificate, per i ragazzi sarebbe opportuno anche creare “una scuola di preghiera”, trovare una via mistica per far incontrare Gesù, e poter far loro dire “io credo in Lui perché l’ho incontrato”. Mons. Giusti ha inoltre invitato a porre attenzione al territorio dove ci sono mille giovani assistiti dal Sert, per il territorio è importante l’impegno sociale e politico, la politica, come diceva Paolo VI e ripete Papa Francesco “è una forma alta di carità” e dovremmo anche chiederci cosa vorrebbe dire una “economia di comunione” per la nostra città. Ciò che fate -ha concluso il Vescovo- potreste metterlo on line e la Commissione Riflessione e confronto potrebbe inserire una persona nel Progetto Culturale Diocesano affinché si possa creare una maggiore collaborazione e osmosi con la Diocesi, tutto quello che ho indicato è dunque nella prospettiva di “aprire nuovi orizzonti”.

Gianni Giovangiacomo