Dare valore alle persone con la sindrome di Down: la richiesta della Chiesa d’Inghilterra contro il Servizio sanitario nazionale intende prevenire la nascita di tutti i bambini con trisomia 21

Dare valore ai bambini affetti dalla sindrome di Down: è il tema discusso dalla chiesa d’Inghilterra come riportato in questo articolo di Avvenire.
Fatti a immagine di Dio, pienamente umani, eppure a rischio di estinzione. Sono i bambini Down, dei quali si occupa la Chiesa d’Inghilterra nel suo Sinodo in corso in questi giorni alla Church House vicino a Westminster. In discussione c’è infatti una mozione che chiede a laici, pastori e vescovi anglicani di «affermare la piena dignità delle persone con sindrome di Down» e di «chiedere allo Stato che alle donne che scoprono di aspettare un bimbo privo di un cromosoma non venga presentato un quadro totalmente negativo della loro condizione e non sia automaticamente consigliato loro l’aborto».«È la prima volta che un confronto sui consigli che le donne in gravidanza ricevono quando esiste il dubbio per il loro bambino di essere Down si svolge in un ambito pubblico così importante come l’organismo di governo della chiesa di Stato inglese » spiega Lynn Murray, portavoce dell’associazione«Don’t screen us out» («Non eliminateci con lo screening») che si batte le persone Down abbiano una chance nonostante gli esami sempre più sofisticati che puntano ad eliminarle prima della nascita. A convincere la Chiesa di Inghilterra a intervenire è stata la decisione del Servizio sanitario britannico di sperimentare su 10mila donne, considerate a rischio di concepire un bambino Down, un nuovo screening che analizza il Dna del feto a partire dalle dieci settimane di vita e segnala la trisomia 21 – il cromosoma in più dei Down – con un’accuratezza del 98%.

Nel documento «Dare valore alle persone con la sindrome di Down» presentato al Sinodo si fa notare che «in Paesi come Islanda e Danimarca, dove tutta la popolazione è sottoposta a screening, il 100% dei feti con sindrome di Down viene abortito» e che ora «c’è la concreta possibilità, se l’Nipt verrà offerto dal Servizio sanitario, che la stessa cosa succeda nel Regno Unito».

Da Avvenire

Livorno 11/02/2018