Come sarà il dopo elezioni dal punto di vista del lavoro? Proviamo a fare alcune ipotesi

di Giancamillo Palmerini*
Si avvicina (finalmente) il 26 maggio giorno delle elezioni “europee” ma anche, inevitabilmente, del “giudizio” per il governo del “cambiamento” giallo-verde e per le politiche messe in campo finora per, almeno secondo la maggioranza parlamentare, il rilancio dell’economia e del lavoro nel paese.
Dagli esiti del voto, infatti, si prospetteranno diversi 27 maggio ma è un dato assodato che il giorno dopo le elezioni vi sarà un “aggiornamento” del contratto di governo e, magari, anche alcuni avvicendamenti dei responsabili nei dicasteri meno “performanti”.
Si partirà, inevitabilmente, da una riflessione critica su quanto l’esecutivo Conte-Salvini ha realizzato finora.
Una delle misure “chiave” dell’operato di Governo è certamente il tanto discusso reddito di cittadinanza.
L’intervento al primo maggio ha visto la presentazione di ben 1.016.977 le domande.
La Campania, in questa speciale classifica, è la regione che ha fatto registrare il maggior numero di richieste, 172.175, seguita dalla Sicilia, con 161.383 domande. Superiori alle 90mila le richieste in Lazio, Puglia e Lombardia (rispettivamente 93.048, 90.008 e 90.296).
Le regioni con il minor numero di domande di Reddito di Cittadinanza sono invece, e comprensibilmente, la Valle D’Aosta (1.333), il Trentino (3.695) e il Molise (6.388).
Manca, tuttavia, ad oggi un quadro complessivo della misura non essendo, ad esempio, ancora stati contrattualizzati (e selezionati) i mitologici 3000 “navigator” di Anpal che dovrebbero, nel disegno della riforma, accompagnare i destinatari del reddito, nonché i loro familiari, in percorsi di reinserimento “attivo” nel mercato del lavoro e, si auspica, fuori dalle sabbie della povertà.
Aspettando la notte elettorale non mancano già alcune proposte di revisione ed aggiornamento della misura.
Certamente rilevante è quella messa in campo dal presidente, in quota 5 Stellle, del l’Inps Pasquale Tridco.
In una recente intervista, infatti, il già ministro del lavoro “in pectore” di un eventuale Governo di Maio, ha sostenuto che l’istituto da lui guidato è già pronto ad allargare il reddito di cittadinanza anche a chi ha perso da poco il lavoro.
Una bozza del provvedimento sembra essere da tempo stata predisposta ed il professore spera possa essere discussa in Parlamento al più presto forse già alla fine di questo mese elettorale.
Nella nuova formulazione si immagina di poter addirittura “fotografare” il reddito concorrente e di permettere ai disoccupati in particolari situazioni, percettori di sussidio di disoccupazione o disoccupati da oltre 18 mesi, di accedere al reddito.
Le proposte, insomma, sono già sul tavolo ma per iniziare un serio dibattito ed immaginare una riscrittura della misura in senso espansivo si dovrà aspettare, inevitabilmente, la mattina del 27 maggio.

*Dottore di ricerca in Diritto delle relazioni di lavoro – MCL

16 maggio 2019