Celebrata la XXVIII giornata del Dialogo Ebraico Cristiano

giornata ebraico cristiana1Dopo dieci anni, dove le riflessioni sono state dedicate alle Dieci Parole, la XXVIII Giornata per l’approfondimento e lo sviluppo del dialogo tra Cristiani ed Ebrei, quest’anno la scelta è stata rivolta a considerare le Meghillot, iniziando dal testo di Rut. Come ha illustrato il Dr. Leone Chaim vice Rabbino della Comunità Ebraica di Livorno, tra i 5 Libri chiamati rotoli,  il libro di Rut viene definito da molti commentatori una garbata novella e viene letta per la festa di Shavuot (Pentecoste). Era infatti  un racconto per passare un tranquillo pomeriggio che ricordava la promulgazione del Decalogo e la festa della mietitura. Dal punto di vista temporale si tratta del periodo dei Giudici, ossia della conquista della Terra Promessa dopo Giosuè. Ogni tribù aveva le proprie guide  e siamo del IX secolo dell’era cristiana. Sta insieme ad altri libri come quello di Ester e spesso vengono confrontati. Questo testo è fortemente femminista. Viene confrontato anche con il testo del Cantico dei Cantici che viene letto nel giorno di Pesach e presenta l’amore della passione, del fidanzamento mentre quando si legge Rut per Shavuot e’ un amore più ragionato. I maestri ci dicono che questo libro dimostra che gli ebrei avevano messo in pratica le norme della Legge che non sono solo legislatrici ma morali a dimostrazione che vi era una cultura ebraica già diffusa.

Perché è stato scritto questo libro e perché è stato messo nella Bibbia? “E’ un libro sacro e  presenta “Ecclesia ex gentibus” dal punto di vista cristiano e vuole insegnare quanto è grande il premio per coloro che fanno opere di bene”. L’importanza insita nell’atto di solidarietà, nelle opere di bene, è tale che merita di trovar posto nel Canone. Varie sono le manifestazioni di bontà di cui parla la Meghillà: Ruth e ‘Orpà si comportano bene nei confronti dei mariti, sebbene siano già morti, e nei confronti di Noemi (1:8); Ruth si comporta bene nei confronti di Boaz (3:10); quest’ultimo le ricorda anche la sua buona azione di essersi associata al popolo d’Israele (2:11), e si comporta con Ruth con grande benevolenza quando le permette di raccogliere le spighe anche tra i covoni (2:16-17); Noemi riconosce il bene che ha fatto a lei il Signore e alla sua famiglia tramite Boaz (2:20); anche le donne di Betlemme parlano della bontà del Signore che non hgiornata ebraico cristiana3a fatto mancare un Redentore per la sua famiglia (4:14). Il livello massimo di bontà viene raggiunto dall’azione compiuta da Boaz, quando decide di riscattare il campo che apparteneva ad giornata ebraico cristianaElimelech, compiendo un’opera che va al di là di quelle che sono le normali leggi di giustizia familiare e sociale previste dalla Torà, in quanto, in ordine di precedenza, non era il parente cui sarebbe spettato questo compito. La conclusione è che diventerà la bisnonna di David e discenderà quindi anche il Messia, che, secondo la profezia di Isaia, apparterrà alla discendenza di Davide. I nomi dei personaggi del libro hanno un significato in stretta relazione con le vicende narrate nel libro: Elimelec, il giudeo che va ad abitare fra i Moabiti in tempo di carestia, ha un nome che significa “il mio Dio è re”, quasi volesse distinguersi politicamente tra gli stranieri in mezzo ai quali vive; Noemi significa “piacevolezza”, ma in Rut 1, 20, dopo essere rimasta vedova, dice “chiamatemi Mara”, perchè Mara significa “amarezza”; Maclon Chilion, i nomi dei due figli di Noemi, significano “malattia” e “consunzione”. Poco aug urante dare nomi simili a dei figli, ma evidentemente essi sono in relazione al loro triste destino; Orpa, la nuora che abbandona Noemi, significa “voltare le spalle”; Rut può derivare da una radice che significa “amica”; Booz, il nuovo marito di Rut, significa “forza”; Obed, il figlio nato da Booz e Rut che sarà nonno del re Davide, significa “servo” (sottinteso “del Signore”), e quindi richiama misteriosamente la profezia del “servo di JHWH” composta dal Secondgiornata ebraico cristiana8o Isaia e riguardante la stirpe del re Davide. Questo testo è stato molto commentato e c’è anche da considerare che mentre si in terra d’Israele si svolgevano questi avvenimenti, nell’altra parte abbiamo la guerra di Troia. Per gli ebrei Rut entra a far parte del popolo, non diventa partecipe della storia mantenendo i propri costumi, tradizione e religione, infatti quando chiede di seguire Noemi a qualunque costo si impegna seriamente e aderisce ad una cultura che non conosceva. Il midrash ci dice che le due nuore erano figlie del Re Moab e potevano avere una storia importante rimanendo a Moab.  Rut invece decide digiornata ebraico cristiana9 aderire totalmente agli insegnamenti ebraici e il versetto 12 del secondo capitolo, ci mostra che non c’è una conversione ma una adesione con comportamenti moralmente validi e nascono da lei figlioli che aderiscono alla religione ebraica.

Prima della riflessione su questo testo che ha moltissime interpretazioni, davanti alla Sinagoga, si è tenuto un momento di preghiera e sono stati letti alcuni Salmi intervallati dall’accensione della Kannukkìa perché la luce, come ha detto il Rabbino, dirada le tenebre ed è segno di speranza. Il Vescovo monsignore Simone Giusti, nel saluto ai presenti, ha ricordato che Livorno ha nella sua singolarità il fatto che non ha accolto gli ebrei ma “Livorno è nata con la Comunità ebraica e recentemente ha avuto due grandi uomini del dialogo: Ablondi e rav Kahn che hanno consolidato l’amicizia”. Ora dobbiamo proseguire perché questa amicizia, guidata dai Profeti possa essere di aiuto a dare un contributo per lo sviluppo della città che “possa cosi diventare un po’ una Gerusalemme che tutti desiderano”.              

Monica Cuzzocrea

Livorno 30 Gennaio 2017