Case famiglia: a proposito della chiusura, risponde l’assessore al sociale

Ina Dhimgjini,
Ina Dhimgjini

Il sistema di sostegno ai minori in città sta cambiando: andiamo verso una deistituzionalizzazione del servizio, secondo le indicazioni delle leggi statali e di conseguenza l’assistenza ai minori verrà attuata prima di tutto con una maggiore prevenzione, e poi con percorsi di recupero e accompagnamento all’interno della famiglia di origine. Risponde così l’assessore al sociale del Comune di Livorno Ina Dhimgjini, ai nostri microfoni, a proposito della imminente chiusura delle casa famiglia “La Palma” e della trasformazione della casa famiglia “La Quercia” in un centro diurno. (confronta i nostri servizi http://www.lasettimanalivorno.it/?p=55665)

Gli uffici competenti, in particolare quelli che si occupano di marginalità e famiglia, hanno studiato l’attuale situazione livornese in termini di attenzione ai minori – continua l’assessore – e su questa base hanno preparato il bando per il biennio 2017/2019. È stata fatta una regolare gara per aggiudicarsi la gestione di questo servizio e da marzo prossimo la cooperativa che è risultata vincitrice inizierà a lavorare.

La casa famiglia “La Palma” che sarà chiusa a marzo 2017

A proposito dei minori ospiti delle case famiglia che saranno chiuse, dei quali gli educatori attuali non conoscono ancora la destinazione, l’assessora mostra un prospetto realizzato dagli assistenti sociali con queste indicazioni: i totali posti residenziali attuali (23) saranno ridotti a 12; gli 11 minori restanti saranno così destinati: 2 saranno trasferiti in strutture terapeutiche; 2 saranno presi in affido come previsto nel decreto; altri 2 saranno dimessi; altri 2 saranno trasferiti nel gruppo appartamento (alla casa famiglia “Il melo” è presente un appartamento, gestito dagli ospiti con maggiore autonomia), poiché raggiungeranno il 18° anno di età (l’appartamento sarà infatti liberato per il superamento del limite di età da parte di 4 ospiti lì presenti attualmente); infine altri 3 ragazzi vedranno trasformare la loro residenzialità in obbligo di frequentazione del Centro Diurno (che sarà realizzato nella struttura della casa famiglia “La Quercia”).

Inoltre si dice ancora nel prospetto: «poiché 11 posti totali possono essere liberati, i 12 posti futuri presentano a tutti gli effetti la capienza necessaria. L’ipotesi dei tre minori da “trasferire” presso il centro diurno è perfettamente compatibile con la situazione familiare attuale degli stessi, atteso che vi sono già ospiti delle Case Famiglia che nel fine settimana o nel periodo delle vacanze scolastiche fanno rientro presso la propria famiglia. Il Centro diurno con una capienza di 18 posti consentirà così di dare risposta ad unaltra ampia gamma di bisogni espressi dal territorio”. Il documento elenca inoltre tutti i percorsi di educazione e sostegno ai minori suddivisi per struttura e tipologia di intervento, nonché di accompagnamento familiare per l’affiancamento alle famiglie di origine.

Sicuramente si prospetta una rivoluzione per il sistema di assistenza ai minori sul territorio livornese nei prossimi anni. Le indicazioni relative ad un impegno per una maggiore prevenzione, perché non ci sia più bisogno di case famiglie dove accogliere minori, è indubbiamente un dato positivo, bisognerà però tenere sempre sotto controllo la situazione ed eventualmente modificare in corso d’opera gli interventi, affinché le nuove misure, magari sottoposte alla rigidità di un protocollo o di un bando, non diventino un boomerang che si ripercuote sull’esistenza di questi piccoli, già comunque provati dalla vita.

Chiara Domenici

Livorno, 3 febbraio 2017