Alluvione. Un anno fa e oggi

MCL ha, da molti anni, un fitto calendario di incontri di riflessione e di studio dove il movimento approfondisce i grandi temi dell’attualità e, in particolare nell’incontro annuale di Senigallia, lancia le proprie iniziative per l’anno associativo che verrà dopo le (meritate) ferie agostane.
Difficilmente però dimenticherò l’edizione del 2017. Sono tornato, infatti, a casa a cavallo della mezzanotte in una città bagnata da una forte pioggia ma che, probabilmente, come me non si poteva ancora immaginare cosa stava per accadere quella notte.
Mi svegliai, così, il giorno dopo in una città diversa, distrutta, colpita a morte da un mare di fango che aveva travolto, con ferocia, case e persone.
Scoprii, poi, da una telefonata della prima mattina che quella maledetta “mota” si era portata via, anche, due amici con cui avevo passato tante giornate spensierate della mia giovinezza, e distrutto, irrimediabilmente, le loro famiglie.
Tra pochi giorni sarà, quindi, il tempo del ricordo, e della memoria, e molte iniziative sono in fase di programmazione.
La ferita, tuttavia, non è ancora guarita, anzi. La richiesta della verità, non di una verità, è diventata ancora più urgente dopo le notizie degli ultimi giorni.
Si sostiene, infatti, da parte della magistratura che mentre la tragedia si abbatteva sulla città alcuni imprenditori (o presunti tali) e, fatto certamente piu’ grave, funzionari pubblici chiamati a gestire il bene comune brindavano immaginando i futuri appalti.
Solo le indagini dei prossimi mesi ci potranno dire cosa è realmente accaduto. Non è questo, però, il tempo per abbassare la guardia. Livorno e, soprattutto, le famiglie di chi quella notte ci ha lasciato meritano giustizia.

Giancamillo Palmerini

1 settembre 2018